Ammassati nel laboratorio tessile cinese Denunciati il titolare e quattro lavoratori

I controlli di polizia di Stato polizia locale e vigili del fuoco dopo la telefonata anonima giunta al 113  «Aiuto, sono senza permesso»

REGGIO EMILIA. “Ciao Reggio Emilia sono in via Zatti grado 7, sono senza permesso di soggiorno… aiuto!”. Questa la telefonata anonima, con un nastro registrato, arrivata al 113 giovedì mattina e che ha permesso alla poliziadi scoprire un laboratorio tessile per la produzione di tute sanitarie dove erano impiegati 28 cinesi, quattro dei quali senza permesso di soggiorno. Si è dedotto in seguito che la segnalazione anonima era una richiesta di aiuto da parte di uno dei dipendenti, sfruttato dalla ditta tessile: uno “schiavo” del Duemila che, stanco della situazione senza via d’uscita, ha pensato bene di allertare le forze dell’ordine.

Quando sono arrivati gli agenti della Squadra Mobile della questura, i vigili del fuoco e la polizia municipale si è appurato che nulla, in quel luogo dove le persone dormivano e lavoravano senza mai uscire, era in regola. La palazzina su due piani di via Zatti, in zona Villaggio Stranieri, era un laboratorio tessile per il confezionamento di tute monouso di colore bianco, come quelle utilizzate dai sanitari per proteggersi dal coronavirus. Ventuno le postazioni con le macchine da cucire e 28 i presenti: 24 in regola, mentre quelli dalla posizione dubbia sono stati portati in via Dante, dove si è appurato che quattro erano clandestini e dunque sono stati denunciati per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Gli agenti della Mobile hanno ascoltato i dipendenti e il titolare dell’azienda: quest’ultimo, un cinese di 48 anni incensurato, è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli ambienti sono apparsi in condizioni fatiscenti e di degrado, con un livello igienico assolutamente insufficiente, tra l’altro in violazione delle norme vigenti contro il Covid-19.


Gravi carenze anche dal punto di vista strutturale: in particolare da un’apertura laterale senza porta si poteva accedere a un vano superiore dove erano state ricavate due camere da letto, mentre nel seminterrato c’erano latrine sporchissime e collettive. Stesso copione nel piano superiore del magazzino, dove era possibile entrare tramite una risicata scala a chiocciola interna. I vigili del fuoco hanno diffidato la ditta a riprendere l’attività finché non saranno eseguiti i lavori di ripristino per garantire la minima sicurezza. —

Am.P.

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