Reggio Emilia: il laboratorio tessile cinese era anche un dormitorio, fra sporcizia e sfruttamento

A scoprire la palazzina degli orrori la questura reggiana grazie alla segnalazione di una delle vittime, che per comunicare ha usato il traduttore del telefono

REGGIO EMILIA. Giovedì mattina alla centrale operativa del 113 è giunta una telefonata assai particolare: una voce elettronica che diceva “ciao Reggio Emilia, sono in via Zatti grado 7 sono senza permesso di soggiorno ..aiuto!”. Probabilmente la voce di un traduttore automatico del telefono, utilizzato da uno straniero che non conosceva l'italiano.

I poliziotti sono quindi intervenuti in una palazzina di due piani dove in via Zatti, all’interno della quale era presente un laboratorio tessile cinese per il confezionamento di tute monouso di colore bianco, con 21 postazioni di lavoro singole dotate di altrettante macchine da cucire.

Gli agenti, una volta entrati all'interno dell'edificio, hanno trovato 28 cittadini cinesi che stavano lavorando. Ventidue di loro erano in possesso di un regolare permesso di soggiorno mentre sei erano sprovvisti di documenti di identità. Portati in questura, due sono risultati irregolari e denunciati per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato.

Ma ciò che ha sconvolto gli agenti è altro. Il laboratorio infatti fungeva anche da dormitorio e versava in uno stato fatiscente e di completo degrado, privo di qualsiasi condizione igienico sanitaria minimamente accettabile e in violazione di tutte le norme per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid..

Da un’apertura laterale senza porta si accedeva a un vano dove erano state ricavate due camere da letto, così come altre due camere erano nel piano immediatamente superiore a cui si poteva liberamente accedere in quanto privo di porte.

Nel seminterrato sono stati trovati dei servizi igienici devastati e in condizioni sanitarie terribili, cosi come le camere utilizzate come dormitori. Altri vani e camere in analoghe condizioni igienico-sanitarie precarie sono emerse al piano superiore del magazzino, al quale era possibile accedere tramite una scala a chiocciola interna.

Sul posto sono quindi intervenuti i vigili del fuoco, la polizia locale e la Squadra Mobile. Gli agenti della questura hanno interrogato dipendenti sfruttati e titolare del laboratorio, un cinese di 47 anni incensurato, ora denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

I vigili del fuoco invece hanno intimato alla ditta di provvedere immediatamente alle adeguate opere di manutenzione e riparazione, ripristinando le condizioni di sicurezza in caso di emergenza.