«Più di centomila euro di spese Solo cinquemila euro di ristori»

Fabbrico è il paese con il maggior numero di circoli Arci rispetto agli abitanti Foroni, presidente dell’Arcobaleno: «C’è preoccupazione fra soci e volontari»

Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. Fabbrico, il comune reggiano che confina con Carpi e che conta poco più di 6mila anime, ha due chiese e cinque circoli Arci. Una concentrazione di circoli che in proporzione è più alta di quella di Reggio. «E andiamo tutti d’accordo – premette Lino Foroni, il 75enne presidente del circolo Arci Arcobaleno, il più grande del paese – anche se io volevo chiamarlo Pluto, ma mi hanno messo in minoranza».


Lo dice sorridendo, mentre racconta le difficoltà in cui oggi si dibatte a causa della lunga chiusura dovuta al Covid. La sua struttura conta 300 soci (il 65% uomini) e vive dell’impegno di 54 volontari che garantiscono tutti i giorni dell’anno l’apertura del circolo dalle 14 alle 20 e dalle 14.30 alle 24.

Da inizio pandemia, i mancati incassi del circolo hanno raggiunto i 110mila euro, ossia più di 10mila euro al mese, mentre le spese fisse tra utenze, affitto e assicurazione viaggiano sui 2.500 euro mensili. Economicamente un disastro. «Abbiamo speso – dice – più di 100mila euro per essere in regola, compreso il sistema per il filtraggio dell’aria, ma non è stato sufficiente. Abbiamo anche partecipato al bando regionale riservato al ristoro dei circoli e sono arrivati 5mila euro». L’età media dei soci è sui 73 anni. «Anche perché – spiega – vicino a noi esiste il Centro giovanile gestito dal Comune con cui abbiamo un ottimo rapporto e facciamo anche alcune iniziative rivolte ai giovani, ma evidentemente non sono tali da spingerli a venire da noi».

Poi aggiunge con realismo: «Se venissero i giovani nel nostro circolo dove quando si gioca a carte non vola una mosca, qualche problemino di convivenza nascerebbe di sicuro. Ciò non toglie che si possa lavorare insieme. Abbiamo proposto uno scambio: noi vi insegniamo a giocare a biliardo, voi ci insegnate a usare le nuove tecnologie. Appena si potrà ricominciare partiremo. Spero di poter fare qualche iniziativa prima dell’estate altrimenti diventa sempre più dura». Foroni afferma che «la pandemia ha bloccato tutta l’attività: dai corsi di inglese a quelli di biliardo, alle attività culturali, alla presentazione di libri, ai dibattiti, alle serate a tema, fino al gioco delle carte, compreso l’immancabile pinnacolo, ai pranzi sociali. Si faceva tutto per stare insieme».

Ed è proprio lo stare insieme che manca di più ai soci. Per ovviare, al circolo Arcobaleno si sono inventati durante i mesi di chiusura quelle che in gergo sindacale sono le permanenze, ovvero la presenza quotidiana nel circolo di uno o due volontari per volta per incontrare i soci, tenere i rapporti o fare il tesseramento. Hanno organizzato anche piccoli incontri con massimo dieci persone, con lo scopo di tenere stretto il legame.

«La situazione è molto difficile – sottolinea Foroni – e temo di perdere da qui alla riapertura del circolo molti volontari. La stessa situazione di timore e preoccupazione la registriamo anche tra i soci». Il presidente non intende gettare la spugna anche perché il circolo ha fatto tutto il possibile per continuare a restare aperto. Ma al dì là dell’aspetto economico, «quello che manca ai soci e ai volontari è proprio il momento di aggregazione che il nostro circolo rappresenta», ripete Foroni che dopo aver fatto da qualche giorno il vaccino è più che mai pronto a riaprire. E le idee sono assolutamente chiare: «Dalle carte, al biliardo ai corsi, che sono tenuti tutti gratuitamente da volontari e, a parte lo scambio alla pari con i ragazzi del centro giovanile, appena possibile vorremmo far partire le serate informative che abbiamo chiamato “Pillole di salute” in collaborazione con la Casa della Salute di Fabbrico». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA