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Poma e Marzi fuori dalle indagini dopo interrogatori e memorie difensive

Il legale del comandante della polizia municipale di Reggio Emilia: «Ha agito in modo corretto ed era stupito dell’addebito»

REGGIO EMILIA. Soddisfazione e sollievo, sebbene abbiano appreso la notizia dalla stampa. Questo il commento a caldo degli avvocati difensori di Stefano Poma, comandante della polizia locale di Reggio Emilia, e di Maria Marzi, all’epoca funzionaria dell’Ufficio Ambiente, gli unici due indagati che avevano ricevuto l’avviso di fine indagini per i quali la Procura non ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sui presenti appalti pilotati in Comune.



Un’indagine resa famosa dal blitz della Finanza in municipio all’indomani delle elezioni amministrative, uno degli episodi più contestati all’ex procuratore Marco Mescolini, durante l’istruttoria davanti al Csm per incompatibilità ambientale.

Un’inchiesta che era nata con tutt’altra prospettiva nel 2016, quando è arrivata in Procura una denuncia su una presunta corruzione a carico di un giudice della Commissione Tributaria di Reggio: Santo Gnoni, ex capo del Servizio legale del Comune, da quel momento è diventato “sorvegliato speciale” ed è ritenuto il perno dell’inchiesta. Ben presto però si è squadernato il filone appalti pubblici, allargatosi a dismisura, fino ad arrivare a un totale di 47 indagati, tra i quali il sindaco Luca Vecchi. Per 21 indagati, fra i quali lo stesso Vecchi, si starebbe andando verso una richiesta di archiviazione.

Le perquisizioni del 2019 hanno portato, nel settembre 2020, all’avviso di chiusura delle indagini preliminari per 26 indagati e, dopo indagini integrative, ora le pm Valentina Salvi e Giulia Stignani hanno chiesto il rinvio a giudizio per 24 persone, tra le quali consulenti del Comune e cinque dipendenti.

Secondo l’accusa alcuni bandi (gestione del nido Maramotti, rimozione delle auto incidentale, servizi legali, brokeraggio assicurativo, selezione del dirigente dell’Asp) sarebbero stati costruiti ad hoc per favorire un vincitore designato. I reati contestati a vario titolo sono corruzione, turbata libertà degli incanti, falsità in atto pubblico, rivelazione del segreto d’ufficio. Nelle carte dell’indagine Poma e Marzi, entrambi indagati per turbata libertà degli incanti – in concorso con Roberto Montagnani – erano finiti per l’appalto del servizio di ripristino della sicurezza stradale a seguito di incidenti per il triennio 2017-2020: secondo l’accusa, una gara fatta vincere all’Autofficina Corradini come contropartita per il contenzioso contro il Comune per un credito di 2,7 milioni. Non ha ricevuto comunicazioni l’avvocato Alessandro Nizzoli, difensore di Poma: «Abbiamo presentato documenti e memorie difensive e il mio assistito, stupito dell’addebito, ha reso un interrogatorio nel dicembre scorso. Abbiamo spiegato le ragioni per le quali l’operato del comandante (tra l’altro giunto a Reggio Emilia a tempo pieno nel gennaio 2017, ovvero tempo dopo gli atti menzionati), in quella veste, sia stato corretto. Forse quelle informazioni hanno avuto un peso nell’arrivare ad un esito nel quale il mio assistito sperava». Non a caso l’altra archiviazione riguarda un altro componente della stessa Commissione: Maria Marzi, anche lei accusata di aver modificato i punteggi e anche lei interrogata nel dicembre scorso.

«Esaminati gli atti abbiamo ritenuto di dover fornire alcune spiegazioni che sembravano essere state fraintese – dichiara l’avvocato di Marzi, Valeria Miari – A nostro avviso quella gara si è svolta in modo regolare e non si è verificata alcuna pressione o condizionamento. La Procura ha rilevato come le offerte, tra la prima e la seconda classificata, fossero molto simili: c’erano differenze minimali. La mia cliente ha spiegato gli appunti molto tecnici, le cifre punto per punto e, vista la conclusione, è stata esauriente. Marzi, dipendente comunale da decenni, è stata molto provata dall’indagine ed è contenta di esserne uscita». —

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