Reggio Emilia, gli studenti del Canossa sospesi non mollano: «Non abbiamo bisogno di essere rieducati»

I ragazzi annunciano nuove proteste contro la didattica a distanza: «Rivendichiamo una scuola libera e sicura»

REGGIO EMILIA. «Tutti quanti abbiamo scelto coscientemente di prenderci i tre giorni di sospensione, perché non abbiamo bisogno di nessuna rieducazione, di essere rimessi in riga, ma di un dibattito inclusivo, orizzontale e critico sulla crisi pedagogica che si è abbattuta sulle nostre scuole». Così gli otto studenti che il 3 marzo scorso hanno occupato per mezza giornata il Canossa per protestare contro la didattica a distanza tornano a parlare della sanzione disciplinare a loro carico decisa durante i consigli di classe, annunciando domani alle 10.30 una conferenza stampa davanti al liceo «per esplicare le motivazioni della nostra scelta e rivendicare una scuola aperta, sicura e libera». Gli studenti sono stati posti davanti a una scelta: tre giorni di sospensione oppure uno solo, a patto di accettare un percorso educativo con un professore di diritto o di scienze umane. Tutti i ragazzi coinvolti hanno optato per la sospensione piena.

«I colloqui si sono svolti prima con una discussione tra preside e consiglio di classe, poi con l’ingresso dell’alunno preso individualmente, dando la possibilità di parlare e motivare la propria posizione – spiegano gli studenti – Ai nostri ingressi ci è stata posta una decisione già presa, ovvero essere sanzionati in qualunque caso, qualsiasi argomento portassimo». Per i ragazzi l’alternativa di «seguire delle lezioni “rieducative”» viene considerata inaccettabile.


«Per noi è inammissibile l’azione punitiva da parte di coloro che dovrebbero essere i nostri educatori – concludono gli studenti – coloro che dovrebbero ascoltare e preoccuparsi di garantire l’autonomia studentesca all'interno del nostro istituto. Essere autonomi e autogestiti nei nostri spazi è fondamentale per la nostra crescita, per rendere l'ambiente scolastico aperto e solidale. Questo è ciò che ci è stato tolto per un anno con la costretta didattica a distanza, questo è ciò di cui volevamo riappropriarci occupando, nel nostro ultimo giorno di scuola in presenza. Ed è questo che la dirigenza ha deciso di sabotare, in un primo momento, e in seguito sanzionare». La sospensione non dovrebbe costare ai ragazzi l’anno scolastico. E sull’occupazione non sono scattate denunce, nonostante il 3 marzo davanti al Canossa fosse presente anche la Digos. Sulla vicenda, ieri sulla Gazzetta è intervenuto anche il preside del Canossa, Daniele Cottafavi, ribadendo che occupare la scuola è un atto «illegittimo» e che la sanzione ha fini educativi e non punitivi: «Le istituzioni hanno delle regole e non ci si può collocare fuori da queste regole». —

E.Spa.

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