A Reggio Emilia una lezione di protesta al parco per tornare a scuola

Il docente Davide Giardina parlerà di Costituzione e bellezza: «La didattica a distanza sta provocando danni spaventosi: ora basta»

REGGIO EMILIA. Una lezione all’aperto per parlare di Costituzione e diritti. È l’ultima protesta organizzata da Davide Giardina, docente di lettere del liceo classico Ariosto e portavoce del gruppo reggiano di Priorità alla scuola.

«In questo momento il diritto all’istruzione è negato – spiega – anche se il fallimento della didattica a distanza è palese. Oggi alle 16 mi troverò al parco Tocci con gli studenti che vorranno partecipare alla mia lezione. L’ho intitolata “La Costituzione e la bellezza”, dal titolo di un libro di Michele Ainis e Vittorio Sgarbi. Si tratta di un presidio autorizzato durante il quale ci metteremo a sedere sulle panche dell’area verde, distanziati, con le mascherine. Inizierò commentando il libro, che ho letto poco tempo fa e ho trovato molto interessante. Poi ci sarà spazio per commenti e domande, anche consigli di lettura. Stimolare il dibattito fa parte del mio lavoro, e mi piace anche molto».


Impossibile farlo in didattica a distanza?

«Proprio impossibile. I ragazzi, costretti a stare per ore e ore davanti al computer, se va bene smettono di avere stimoli, curiosità, passioni e non vedono l’ora che finisca la lezione per staccarsi un attimo dallo schermo e riposarsi gli occhi».

E se va male?

«Rispondo con i dati, spaventosi, del Telefono Azzurro: il 30,5% delle richieste di aiuto ricevute nel 2020 ha riguardato atti autolesivi (13%), tentativi di suicidio (5%) e ideazioni di suicidio. Ma le chiamate per tentativi di suicidio, rispetto al 2019, sono aumentate del 121%. Come se non bastasse non solo si è acuito (e questo immediatamente) il divario sociale tra chi ha mezzi, spazi sufficienti e chi no. Ma anche tra chi è bravo e chi non lo è. Non andare bene in tutte le materie è normale, ma in classe il professore riesce a far recuperare tutti, con la didattica a distanza lo studente si allontana. “Save the children” a inizio anno segnalava 34mila studenti a rischio abbandono scolastico, ragazzi e ragazze che mollano la scuola e non intendono riprendere. Una situazione a dir poco drammatica».

Con la lezione di oggi cosa spera di ottenere?

«Vorrei fare scuola, che non significa trasmettere nozioni, ma aiutare i ragazzi a sviluppare un pensiero critico, a fare collegamenti, a capire cosa accade dentro e fuori di loro. Siamo stanchi di sentirci ripetere da chi prende le decisioni che la scuola è fondamentale, che i nostri ragazzi sono al primo posto, quando invece siamo ancora qui a fare didattica a distanza e chissà per quanto ancora dovremo continuare così».

Il presidente del consiglio Mario Draghi ha però stabilito la riapertura delle scuole, dal 7 aprile, dai nidi fino alla prima media.

«È un inizio, ma non ci accontentiamo perché la fascia 12-18 anni è completamente esclusa da questo ragionamento, così come la categoria degli studenti universitari. Finché tutte le scuole di ogni ordine e grado non saranno riaperte, noi non smetteremo di protestare e ribellarci».

Chi c’è in questo noi?

«Per aderire al gruppo Priorità alla scuola, che è nato in tutta Italia dopo il primo lockdown, sviluppandosi quasi in ogni provincia, non servono iscrizioni o tessere. Abbiamo profili social e, finché non otterremo quello che chiediamo, ci troveremo ogni venerdì alle 17 in piazza Prampolini. All’ultima manifestazione hanno partecipato più di trecento persone, provenienti dalla Bassa e anche dall’Appennino: credo bastino questi numeri per confermare l’importanza del tema».

La chiusura delle scuole è stata giustificata con l’aumento di contagi tra giovanissimi e focolai scolastici.

«Il gruppo modenese di Priorità alla scuola ha analizzato, avvalendosi di esperti di statistica, i dati diffusi dalla Regione Emilia-Romagna circa la diffusione del Covid tra i giovani. Nell’equazione presa in considerazione dalla Regione i contagi nella popolazione minorenne coincidevano con i contagi a scuola. Ma questo non corrisponde a verità: i focolai scolastici erano il 3% di tutti i focolai in tutta la regione. La scuola è davvero un posto sicuro, in cui vengono rispettate le regole e le procedure, e soprattutto c’è un costante tracciamento. Io in due mesi ho fatto 6-7 tamponi. E trovatemi un’azienda o un reparto in cui con due positivi vengano messi in quarantena trenta e più persone. Attualmente, inoltre, il personale della scuola è già stato tutto vaccinato, quanto meno con la prima dose, quindi anche la paura, sacrosanta, di alcuni insegnanti, magari quelli più vicini alla pensione o con persone fragili a casa, di fare lezione in presenza si è esaurita o quasi».

Tra le richieste di Priorità alla scuola, tra l’altro, c’è l’istituzione di un presidio sanitario dentro ogni istituto.

«Sì, ed è una richiesta che va al di là del Covid e di questo momento di pandemia. Pensiamo si debba tornare a una sanità di prossimità, un presidio sanitario a scuola potrebbe garantire una maggiore sicurezza. E in casi di manifestazione di sintomi a scuola potrebbe anche permettere di eseguire tamponi rapidi, perché no. Ma in Italia non è ancora stato recepito quello che nel resto d’Europa è chiaro a tutti».

Cioè?

«Depressione, disturbi alimentari, isolamento, fobie, abbandono scolastico. Sono danni psicofisici manifestati dai nostri ragazzi, il cui prezzo si pagherà a lungo». —

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