Reggio Emilia, Martini: «I lavoratori Asp non vaccinati devono cambiare la loro mansione»

Il 28,6% dei dipendenti di Cra e Parisetti non ha aderito ancora alla campagna vaccinale. Martini: «Quando ci sarà l’obbligo capiremo dove collocarli»

REGGIO EMILIA. Introduzione dell’obbligo vaccinale per il personale sociosanitario e assistenziale, allontanamento verso altre mansioni degli operatori che ancora rifiutano il vaccino contro il Covid e necessità di proteggere i lavoratori dal rischio di contrarre la malattia.

Mariella Martini, presidente di Asp Città delle persone e per molti anni donna di primissimo piano all’interno della sanità reggiana, non ha dubbi: «Uno strumento legislativo ci darebbe più forza nel decidere di togliere dall’attività di assistenza un dipendente che non è protetto dalla vaccinazione».


Attualmente fra i 454 lavoratori di Asp hanno aderito alla campagna vaccinale 324 persone, il 71,4 per cento. Ma non tutto quel 28,6 per cento mancante, ovviamente, è composto da “no vax”: 32 di loro, ad esempio, avevano già contratto il Covid e devono quindi aspettare diversi mesi prima di poter ricevere il vaccino. Percentuali comunque alte rispetto a quanto accade fra gli ospiti delle Cra e del Parisetti: su 536 persone solo 19 hanno negato il loro consenso.

«La percentuale di non vaccinati fra gli operatori è ancora elevata – conferma Martini – e stiamo lavorando anche con i sindacati per sensibilizzare gli operatori. Nel frattempo, ho chiesto anche ai medici competenti di fornire loro tutte le informazioni necessarie per facilitare, per quanto possibile, l’adesione alla campagna vaccinale. Al momento non possiamo fare di più».

Tutto cambierebbe, invece, con l’introduzione di un obbligo vaccinale contro il Covid almeno per quei lavoratori a contatto con persone fragili o a rischio di contrarre loro stessi l’infezione. Una proposta avallata dallo stesso presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e su cui il Governo starebbe lavorando con decisione.

«Il problema a quel punto per noi sarebbe dove ricollocare i lavoratori non vaccinati – aggiunge però la presidente di Asp –. In una struttura sociosanitaria sono poche le attività che non espongono a contatto diretto o indiretto con gli assistiti. Anche il personale che fa attività di manutenzione e deve entrare nella struttura per riparare dei guasti, ad esempio, interagisce con gli operatori».

In attesa di capire le prossime mosse del governo – ed escludendo per il momento un possibile licenziamento dei lavoratori – Martini ribadisce però la fondamentale importanza del vaccino. Di tutti i vaccini, ma soprattutto di quello contro il Covid: «Non deve sembrare una vessazione nei confronti del lavoratore, in realtà è una protezione loto tutela. Così come c’è l’obbligo di indossare le cuffie contro il rumore o le maschere per le vie respiratorie, quando arriva un dispositivo di protezione di dimostrata efficacia come il vaccino contro il Coronavirus questo è giusto che sia obbligatorio per i dipendenti. E se qualcuno non accetta di adottarlo non può continuare a lavorare nella mansione che lo espone al rischio, così come non si può lavorare in una pressa togliendo il dispositivo di sicurezza».

In generale, prosegue Martini, «io sono favorevole alle vaccinazioni di massa e alle vaccinazioni obbligatorie. Sia quelle dell’infanzia a cui oramai siamo abituati sia a nuovi vaccini che si rendano disponibili e permettano di contrastare quantomeno gli effetti gravi di un’infezione. Per chi fa attività medica, infermieristica, di assistenza, di Oss nelle strutture ospedaliere e non solo vaccinarsi contro il Covid è un modo importantissimo per proteggere se stessi e in maniera importante le persone a cui si deve dedicare l’attività professionale».

Per questo, «sono favorevole a un obbligo vaccinale, almeno per queste categorie di lavoratori. È infinitamente piccola la probabilità di avere una complicanza post vaccino rispetto alla possibilità di ammalarsi di Covid con sintomi che richiedano un ricovero ospedaliero». —

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