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“Adotta un circolo”, a Reggio Emilia parte la campagna per salvare le sedi dell’Arci

La crisi spiegata dal presidente provinciale Daniele Catellani: «Da un anno siamo chiusi e rischiamo di non riaprire» 

REGGIO EMILIA. Dall’Appenino al Po quando si sente una mazurka e l’inconfondibile odore di gnocco fritto, lì c’è un centro sociale o un circolo Arci. Dalle nostre parti i circoli Arci fanno parte del paesaggio, come la Case del Popolo in Toscana o i circoli parrocchiali in Veneto. Ma non sono solo quello. Sono spettacolo, cultura, corsi di formazione e soprattutto punti di aggregazione e sentinelle sul territorio. E non è detto che in futuro, nel post pandemia quando arriverà, ci siano ancora. «È un appello a non dare per scontato che tutto possa tornare come prima e non solo per l’aspetto economico quello contenuto nella nostra campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione “Adotta un circolo”» spiega il presidente provinciale Arci Daniele Catellani.

Cosa significa adottare un circolo?


«Vuol dire aderire a una campagna di mobilitazione che intende preservare un tessuto sociale insostituibile composto da tre generazioni di volontari al servizio della comunità locale. È grazie ai soci che possiamo immaginare un futuro di partecipazione, socialità e solidarietà. Le realtà associative da sempre a disposizione delle proprie comunità, sono un patrimonio sociale che rischia di mutare e in alcuni casi scomparire. Per un’Arci attiva e resistente, chiediamo un’adozione simbolica, o se vogliamo politica, per testimoniare l’affetto che lega il territorio ai circoli presenti da sempre in ogni quartiere e in ogni paese».

Come siete arrivati a questa decisione?

«È più o meno un anno che i nostri centri e i circoli sono chiusi, a parte una breve parentesi estiva e molto probabilmente saremo gli ultimi ad aprire proprio per la nostra caratteristica di essere centri di aggregazione sociale. E molti circoli rischiano di non poterlo fare».

Quali sono le difficoltà dei circoli?

«Continuiamo a pagare gli affitti, le utenze e tutte le altre spese senza alcuna entrata. Poi c’è il tema della ripartenza che sarà molto lenta. Prima di tornare alla normalità dovremo essere in sicurezza per i soci e i volontari e questo per i nostri circoli è fondamentale, ma c’è anche l’aspetto psicologico che il Covid ci lascerà in eredità. Anche tutti giovani o anziani hanno voglia di ritrovarsi. Un circolo di medie dimensioni come il Primavera di Masone da settembre scorso a oggi ha avuto circa 10mila euro di spese fisse e le entrate sono a zero tenuto conto che i circoli si autofinanziano».

Siete preoccupati di perdere i vostri volontari?

«Sono molto preoccupato: anche se alcune realtà hanno continuato a fare attività di servizio al territorio il grosso si è fermato e quella dei volontari è una generazione che è abituata a galoppare. Nei circoli giovanili il fenomeno della distanza si avverte molto meno. Decine di volontari hanno attivato servizi di spesa a domicilio, o distribuito le mascherine o organizzato l'acquisto e la consegna di pacchi alimentari. Ma il problema vero sono le attività sociali e culturali che si sono fermate. E non parliamo delle bocce o del liscio, ma di corsi di formazione, dei corsi di teatro e di lingue o di corsi di musica e dei laboratori».

La pandemia vi ha obbligato a e ripensare il vostro di operare e di essere?

«Il Covid ci ha consentito di sperimentare formule nuove, ma i nostri soci sono molto legati al socializzare e non c’è nessun pc che possa sostituirli. Alcune cose le abbiamo fatte, come il corso di lingue e di fumetto o l’attività musicale. Ma il dato di fondo è che quasi la metà dei nostri circoli sono presidi territoriali essenziali. Penso a Pratofontana, Acquabona, Ramiseto. L’Arci è fatta di persone, soci, volontari. Anche se i giovanissimi ne hanno risentito meno, i corsi del Cepam dimostrano che anche loro faticano a superare la distanza e che la voglia di fare musica insieme è fortissima».

Torniamo alla vostra campagna.

«È nata a Reggio e la nostra idea non è solo quella di salvare economicamente un circolo ma di adottarlo pensando non solo all’oggi ma al futuro. I circoli sono un pezzo imprescindibile di storia locale. Senza questi luoghi siamo tutti più poveri in socialità, solidarietà, amicizia, fantasia, creatività, supporto reciproco. Ecco il perché di questa raccolta fondi». —

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