Nasce con una ciste che non la fa respirare Neonata salvata con un intervento lampo

La bambina, rianimata d’urgenza, è stata operata dopo il parto e ora sta bene. Decisiva la collaborazione fra i reparti

Leonardo Grilli

reggio emilia. Un momento di gioia che in un istante si trasforma in ansia e paura, la neonata che subito dopo il parto ha delle grosse difficoltà di respirazione, il trasferimento d’urgenza nel reparto di terapia intensiva.


Quindi la diagnosi – una rara malformazione che ha causato la formazione di una grossa cisti in gola – e l’operazione chirurgica organizzata in tempi record ed eseguita con successo: ora la piccola sta bene e, dopo due settimane di ricovero, è finalmente a casa con i genitori.

È una storia a lieto fine quella iniziata la mattina di martedì 2 marzo all’ospedale Franchini di Montecchio, al termine di una gravidanza e di un parto in apparenza come tanti altri. Ma, appena è stata presa in braccio dalle ostetriche, inaspettatamente la neonata ha subito presentato una grave insufficienza respiratoria con dispnea – un affanno nel respirare – severa e progressiva e una conseguente impossibilità di ossigenazione adeguata.

Una situazione drammatica, arginata solo grazie al pronto e tempestivo intervento del pediatra-neonatologo del reparto, che ha provveduto alla rianimazione cardiopolmonare e all’intubazione endotracheale della bimba, che ha permesso di superare le difficoltà cliniche e consentirne la stabilizzazione.

La neonata è quindi stata trasportata d’urgenza con il Servizio di emergenza neonatale all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, dove è stata immediatamente sospettata la presenza di una malformazione della laringe che impediva la corretta respirazione.

La diagnosi definitiva è poi arrivata con la consulenza del dottor Angelo Ghidini, direttore della struttura di Otorinolaringoiatria, che ha confermato attraverso l’esecuzione di una fibro-laringoscopia la presenza di una voluminosa cisti che impediva il regolare flusso respiratorio.

Capito il problema è stata programmata l’operazione mentre la neonata, sempre intubata, veniva assistita nella Terapia intensiva neonatale (Tin) dell’Arcispedale in ventilazione meccanica. Poi il 5 marzo mattina, ad appena tre giorni dal parto, il delicatissimo e complesso intervento chirurgico correttivo portato a termine con la completa risoluzione delle problematica medica. La procedura chirurgica è stata resa possibile dall’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati associati all’esperienza nella gestione di casi complessi e dalla perfetta integrazione all’interno di un’équipe multidisciplinare guidata dal dottor Giancarlo Gargano, direttore della Terapia intensiva neonatale, da Ghidini e dall’anestesista pediatrica Elisa Iannella.

Durante il decorso post-operatorio la piccola, sempre assistita dal personale della Neonatologia in sinergia con i genitori, ha quindi iniziato ad alimentarsi dapprima attraverso un sondino nasogastrico e poi direttamente al biberon, fino alla dimissione avvenuta il 22 marzo.

«Quando la bambina è nata – racconta Ghidini – c’era un quadro di desaturazione e di stress respiratorio molto grave. È stata valutata dalla neonatologa di Montecchio, che l’ha intubata subito per assisterla in modo adeguato: il pericolo era davvero importante».

Quindi il trasferimento al Santa Maria e la diagnosi: «Sono stato convocato per una diagnosi e da un esame con fibre ottiche abbiamo scoperto la presenza di una grossa cisti congenita, una rara malformazione di origine embrionale che occludeva quasi del tutto lo spazio al di sopra delle corde vocali. Avremmo potuto risolvere il problema solo con un intervento e lo abbiamo organizzato già per la mattina successiva».

Così, il giorno del suo compleanno, Ghidini si prepara a operare: «Un intervento complesso che è stato possibile grazie all’esperienza acquisita tramite una lunga collaborazione con l’ospedale Bambin Gesù di Roma, la struttura che in Italia ha più esperienza in questo campo. Fondamentale anche l’abilità dell’anestesista, intervenire su pazienti così piccoli e delicati è sempre difficile». —

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