I sindacati contro Unicredit: «L’approccio deve cambiare»

La protesta per la filiale che chiude a Busana: «Non si tiene conto delle specificità montane. Prima di procedere bisogna discuterne con i rappresentanti istituzionali e sociali»

Ventasso. Una nota unitaria firmata da Cgil-Cisl-Uil , Spi Cgil, Fnp Cisl, Uil-Pensionati della zona montana critica duramente la scelta annunciata nei giorni scorsi da parte di Unicredit di chiudere a inizio aprile (annuncio quindi arrivato con un preavviso brevissimo) la filiale di Busana, ulteriore servizio bancario che viene meno dopo che nei mesi scorsi era stata discussa la possibile chiusura della filiale Bpm a Ligonchio.

«Apprendiamo dalla stampa la notizia che entro aprile chiuderà lo sportello Unicredit a Busana, così come la filiale Bpm di Ligonchio entro giugno – affermano i sindacati di zona –. In nome della razionalizzazione dei servizi bancari in questo caso, ma anche più in generale di tutti quei servizi di prossimità, non è condivisibile speculare su un territorio che avrebbe bisogno di un approccio completamente differente. Secondo noi non è sostenibile una riorganizzazione aziendale legata a parametri che non tengano conto delle specificità della montagna nell’erogazione di determinati servizi; popolazione (limitata) su un’area molto vasta e invecchiamento sono i temi sicuramente fondamentali da considerare».


Prosegue la nota: «Tenere in funzione solo il bancomat, come presidio sul territorio, pensando che anche gli anziani possano usufruire dell’home banking (senza una consulenza allo sportello) è una scelta sbagliata che penalizza notevolmente queste persone a riguardo dell’esigibilità del servizio stesso; stiamo parlando, infatti, della gran parte della popolazione che vive il nostro territorio e che ha una conoscenza relativa, per non dire molto limitata dei dispositivi informatici. Parallelamente poi c’è il tema della digitalizzazione che in montagna è molto in ritardo in svariati ambiti produttivi e non. L’equazione che viene applicata “quanto costa per quanti cittadini serviti” a nostro avviso dovrebbe tradursi in “quanta coesione sociale riusciamo a creare sul territorio”; ecco che allora i parametri cambiano notevolmente; perché ora abbiamo bisogno di tenere insieme tutti quei “pezzi” che concorrono a far funzionare il territorio nella sua interezza».

Concludono i sindacati: «Pensiamo che azioni come queste prima di essere intraprese debbano essere discusse con i rappresentanti istituzionali e sociali del territorio per cercare di trovare il più possibile soluzioni condivise; si parla tanto di resilienza; ci devono però essere le precondizioni affinché possa essere praticata». —


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