«Pronti a riassumere i lavoratori in esubero se l’azienda va bene»

L’ad Roberto Lopes Junior, ceo di Keestrack Italia «Ridaremo lustro allo storico brand dei trattori»

RIO SALICETO. «Se Goldoni andrà bene, puntiamo a riassorbire gli esuberi e, già entro maggio, il nostro obiettivo è quello di produrre 200 trattori». È un pieno di entusiasmo Roberto Lopes Junior, amministratore delegato di Keestrack Italia, nella sua prima intervista dopo il via libera del Tribunale.

Quando vi siete avvicinati alla Goldoni?


«Questa per noi è una sfida piacevole. Il nostro interesse è nato intorno a febbraio 2020, prima del concordato. Keestrack voleva diversificare il ramo d’azienda quindi abbiamo fatto un sondaggio di mercato e nel frattempo è arrivata quest’opportunità. Sapevamo che avremmo potuto attuare più sinergie. A settembre abbiamo fatto il primo sopralluogo».

Avete già annunciato che ritornerà il leggendario arancione per i trattori: e il marchio cambierà?

«No, anche il marchio sarà quello delle origini. Crediamo che sia una delle basi del successo, perché è riconoscibile e amato in tutto il mondo, da decenni».

L’azienda è ferma da due anni: qual è la vostra agenda per farla decollare di nuovo?

«In questi primissimi giorni, dopo la registrazione alla Camera di Commercio, stiamo già lavorando. Ci stiamo dedicando ai fornitori a largo raggio, ai pezzi di ricambio e alla cura dei nostri clienti».

Quando ripartirà la produzione?

«La linea di produzione debutterà il 12 aprile, ma sarà una partenza scaglionata, per arrivare a regime a fine maggio. Entro questo mese prevediamo di produrre dai 150 ai 200 trattori. Quest’anno, in tutto, dai 700 agli 800. Nel 2022 puntiamo ai 1700».

Quali sono le principali sinergie tra le due realtà?

«C’è una forte catena di fornitori in comune, insieme avremo un potere di negoziazione ancora più forte. Inoltre, la nostra catena di distribuzione è mondiale: Goldoni, invece, in certi Paesi era poco presente. Poi, la tecnologia».

Potrebbero seguire altre acquisizioni dopo Goldoni?

«Sì, prima puntiamo a stabilizzarci con questa newco poi, una volta a regime, contiamo di espanderci, non necessariamente in questo territorio, ma di certo in Italia».

Qual è il suo messaggio ai lavoratori che hanno lottato per il proprio posto per quasi sette mesi?

«I primi che abbiamo incontrato, una volta firmato il decreto del Tribunale, sono stati proprio loro. Ed è stato bellissimo poter dire: “Ragazzi, ce l’abbiamo fatta”. Abbiamo tutti raggiunto il nostro obiettivo e, mercoledì pomeriggio, questo è stato consacrato tramite il passaggio di consegne e le bandiere issate».

Per i 69 lavoratori in esubero, nello specifico, ci sarà una speranza concreta di ripescaggio?

«È il nostro obiettivo fin dal primo giorno e uno dei punti principali dell’accordo. Se nei primi 18 mesi andrà bene, li riporteremo dentro». —

Serena Arbizzi

© RIPRODUZIONE RISERVATA