«Ho offerto di togliere l’affitto a Unicredit ma non credo basterà»

La sede Unicredit di Busana, in un edificio di proprietà del Comune

Ventasso, le trattative per bloccare l’esodo delle banche. Manari: «A Ligonchio solo consulenza per investimenti»

VENTASO. Sul piatto della trattativa, il sindaco Antonio Manari, presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, ha messo tutto ciò che poteva: anche l’azzeramento dell’affitto mensile che Unicredit paga al Comune per i locali in via Libertà. «Ma temo – commenta – quei pochi euro non facciano da deterrente alla decisione del gruppo bancario di chiudere la filiale di Busana».Quella dell’Appennino reggiano, assieme ad altre 449 filiali sparse in tutta Italia: un maxi piano di riorganizzazione che difficilmente verrà arrestato da proteste e polemiche. La chiusura della filiale è prevista tra pochi giorni, con un preavviso di nemmeno due settimane.

E così il destino “bancario” della montagna reggiana, spopolata nonostante i bandi regionali per l’acquisto delle case e nonostante gli sforzi degli amministratori locali, sembra segnato. A giugno Bpm potrebbe chiudere quella di Ligonchio (la trattativa è vicina a una risposta definitiva). Allora, resterebbero solo due banche: una filiale Bpm a Collagna, il Credem a Ramiseto, un’altra filiale Credem a Cervarezza, aperta due giorni a settimana unicamente per consulenze su investimenti. «La stessa cosa – prosegue Manari – che potrebbe accadere a Ligonchio. Ma i nostri anziani della montagna non vanno in banca per investire i capitali, vanno allo sportello per depositare i duecento euro e magari tenersene cento».


Proprio sull’onda delle necessità dei piccoli risparmiatori dell’Appennino, nei diversi incontro che Manari ha avuto con i dirigenti delle filiali Bpm e Unicredit ha chiesto, ripetutamente, l’apertura di bancomat “evoluti”, cioè in grado di ricevere versamenti oltreché garantire prelievi: un’alternativa dignitosa alla chiusura degli sportelli.Ma anche in questo caso la risposta non ha soddisfatto le aspettative: i bancomat evoluti hanno costi sostenuti, oltretutto il contante necessita dell’intervento delle società di portavalori o almeno delle guardie giurate.

Dunque? «Sono in attesa delle risposte alle mie richieste – continua il sindaco di Ventasso che ha annunciato nei giorni scorsi la candidatura al secondo mandato – vediamo quando si degneranno di darmele». Per evitare di restare senza servizi bancari in un territorio vasto, difficile da attraversare e con una popolazione, quella anziana che rappresenta la maggioranza, che ha difficoltà a utilizzare i servizi home banking, l’alternativa sono le Poste.

«Infatti ai cittadini sto dicendo continuamente – continua Manari – di considerare le Poste come le banche. E in questo senso ci sta aiutando molto anche la Regione». Il piano di implementazione dei servizi delle Poste sta procedendo velocemente. «Sul territorio – spiega il sindaco – abbiamo sette sportelli postali, aperti a singhiozzo, spesso non tutti i giorni della settimana. Un’enormità, comunque, se si pensa che abbiamo 4.000 abitanti e che Poste apre una sede mediamente ogni 3.500”.

Manari ha chiesto più servizi, ovvero giorni di apertura degli sportelli, e l’installazione di Postamat, tanto per cominciare a Busana e Ligonchio i paesi che a breve resteranno senza gli istituti di credito. Inoltre la richiesta è quella di aumentare un giorno di apertura nei vari paesi dell’Appennino. A Ligonchio, per esempio, passando da 2 a 3 giorni di apertura e a Ramiseto da 3 a 4. «Vedremo cosa succederà – conclude il sindaco di Ventasso – ma purtroppo con la popolazione costantemente in calo, senza più nuovi nati, anche i servizi, nonostante le nostre resistenze, saranno via via destinati a diminuire».