Affidi, è duro scontro sulle intercettazioni e sui verbali mancanti

Le parti civili spalleggiano la pm: «Eccezioni da respingere» Anghinolfi, Bolognini e Ucchino: «Violato il diritto di difesa»

Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA. Utilizzo delle intercettazioni e verbali agli atti. Su queste due questioni-principe delle eccezioni sollevate dalle difese si è articolata ieri la settima “puntata” dell’udienza preliminare di “Angeli e Demoni”.


Circa tre ore piuttosto combattute, in cui degli imputati neanche l’ombra, mentre hanno assistito ai lavori in aula alcuni genitori e nonni (sono nove i casi di affidi contestati, dieci i bambini coinvolti e già tutti rientrati a casa, mentre si sono costituiti parte civile i familiari rappresentanti sette delle nove vicende ritenute illecite dalla pm Valentina Salvi). E proprio le parti civili – fra legali delle famiglie e avvocati di enti (otto) ed associazioni (due) – hanno replicato alle eccezioni preliminari degli imputati (alla sbarra sono in 24), spalleggiando l’accusa. Come detto, due i “nodi”: da un lato la mancanza di atti nel fascicolo di indagine che, come sollevato dagli imputati, comprometterebbe il diritto alla difesa, dall’altro la legittimità dell’utilizzo di alcune intercettazioni telefoniche riguardanti assistenti sociali coinvolti secondo la Procura nel giro di affidi illeciti di minori in Val d’Enza. Aspetti a cui la pm Salvi, titolare dell’inchiesta, aveva già ribattuto in aula, sottolineando tra l’altro che i documenti mancanti sono sei-sette verbali di interrogatorio di persone informate sui fatti, su un faldone di migliaia di pagine. A sostenerlo ieri anche le parti civili, che dopo aver evidenziato come gli atti siano stati già integrati, hanno ribadito che la «violazione formale» non intacca la possibilità dei difensori di tutelare al meglio i loro assistiti. Stesso discorso per le intercettazioni, ritenute utilizzabili dalle parti civili che, quindi, si sono unite alla richiesta della pm di respingere le eccezioni avanzate dalle difese. A quest’ultime il gup Dario De Luca ha concesso un “bonus”, consentendo cioè un secondo giro di repliche (non previsto), nell’ottica di non voler «comprimere il diritto di difesa».

Ne hanno perciò approfittato i difensori di Valentina Ucchino, Federica Anghinolfi e di Nadia Bolognini, quest’ultime due considerate figure-chiave nelle vicende a processo in qualità, rispettivamente, di ex dirigente dei servizi sociali della Val d’Enza e psicoterapeuta che (insieme al marito Claudio Foti) gestiva le sedute con i minori allontanati. Da tutti questi difensori (rispettivamente Matteo Marchesini, Rossella Ognibene e Roberto Trinchero) sono state depositate delle memorie, in replica a quella dell’accusa, ritenendo che l’incompletezza del fascicolo comporterebbe, per alcune posizioni, fino alla nullità della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini.

Il difensore di Anghinolfi, in particolare, lamenta la mancanza di due tipi di documenti specifici, ritenuti indispensabili. Si tratta dei fascicoli dei servizi sociali relativi ai minori coinvolti nell’inchiesta che la Procura avrebbe acquisito già nel 2018 e non ancora riversato nel fascicolo.

Documenti peraltro «non sovrapponibili» ai fascicoli relativi agli stessi minori, questi invece presenti agli atti, ma del Tribunale dei minorenni di Bologna.

Inoltre per l’ex capo dei servizi sociali chiedono copia completa delle chat contenute nei telefoni cellulari anche degli altri indagati, ritenute rilevanti per difendere Anghinolfi da 16 capi di imputazione. Nelle chat sarebbe infatti presente il lavoro di gruppo che tutti gli assistenti sociali svolgevano sui minori, mentre la pm Salvi avrebbe estrapolato solo alcuni singoli messaggi, non permettendo così di contestualizzarli. —

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