«Nuovi bagni e acqua pulita per chi abita alle Reggiane»

Repetti, coordinatore del progetto per liberare l’area, spiega quanto fatto finora «Fra i capannoni vive un centinaio di persone, stiamo parlando con tutti»

Leonardo Grilli

reggio emilia. Si chiama “Reggiane off” ed è il progetto a lungo termine iniziato ufficialmente poco più di tre mesi fa con lo scopo di aiutare i senzatetto delle ex Officine meccaniche Reggiane e liberare l’area dal degrado.


Un compito difficile che vede la collaborazione di numerose realtà reggiane, dal Comune all’Ausl, passando per diocesi, Stu e Regione. E a coordinare il tutto, mettendoci la faccia, c’è il 68enne Massimo Repetti, ingegnere emotivamente legato a quei luoghi: suo padre negli anni ’70, e quindi lui stesso negli anni ’80, hanno lavorato alle Reggiane.

Nel corso della riunione della Cabina di regia dedicata al progetto “Reggiane off” è emerso come le persone insediate in maniera stabile nelle ex Officine si siano collocate in diversi quadranti dell’area. Quanti sono i senzatetto “stanziali”, in quali capannoni hanno trovato rifugio e come si sono suddivisi?

«La concentrazione maggiore di persone è stata presente, in tempi recenti, sul lato di via Agosti anche a causa dell’avanzare dei cantieri di rigenerazione urbana della società preposta a ciò, cioè Stu. Esistono però presenze meno numerose in diverse aree delle Reggiane sparse su un territorio ampio. Si parla complessivamente comunque di un numero, attualmente abbastanza stabile, di circa 80/100 persone».

Fra le azioni urgenti da intraprendere vi è il rafforzamento dei presidi di sicurezza sanitaria anche in materia di prevenzione e campagna di vaccinazione anti-Covid. Quando e in che modo verranno rafforzati?

«Già dalla prima fase di lockdown è presente un presidio dell’Ausl all’interno delle Reggiane ad opera del servizio Centro famiglia migrante. In stretta collaborazione con gli operatori delle cooperative sociali attive nel progetto, il presidio continua ad essere presente con cadenza bisettimanale. Oltre a ciò è stato messo a disposizione dalla Caritas, per attività cliniche più approfondite o per le vaccinazioni, il proprio ambulatorio di via Adua. La mappatura delle persone interessate dalla vaccinazione Covid 19, volontari compresi, era già stata avviata quasi due mesi fa ma la modifica dei criteri di priorità della Regione ha fatto slittare i termini. Esiste comunque una procedura di salvaguardia anche per questo insediamento, messo a punto dall’Ausl fin dall’inizio della propria attività».

Ovvero?

«Con continuità vengono forniti presidi di protezione individuale, ovvero mascherine e gel. I servizi dell’Ausl, con l’attiva partecipazione di alcuni volontari e volontarie, hanno anche assistito i pazienti in alcuni casi acuti di malattia e seguito lo sviluppo di due casi di maternità, manifestatesi negli ultimi tempi».

Altra priorità del piano è il potenziamento delle misure igieniche. Quanti sono i servizi attualmente presenti nelle Reggiane, quanti ne verranno posizionati in aggiunta e quando?

«Nessun servizio igienico è attualmente presente all’interno dell’insediamento. È stato difficile ricostruire lo schema fognario da intercettare per poter poi installare un manufatto di una sufficiente solidità, ma saremo in grado entro tre settimane di completare l’installazione di quattro bagni con lavandini e acqua potabile».

Un’altra azione da eseguire nel breve periodo è quella di garantire “le condizioni sanitarie minime accettabili” specialmente in materia di rimozione dei rifiuti, un problema che si ripresenta periodicamente fra quei capannoni. Come si procederà?

«Oltre a quanto descritto prima, è prevista una raccolta dei rifiuti nelle varie aree e anche una diradazione della flora parassitaria che non facilita le operazioni di mantenimento. Proprio per il mantenimento è stato avviato un contatto con un gruppo autoconvocato di abitanti delle Reggiane che si sono detti disponibili a impegnarsi in tal senso. Anche i punti di acqua potabile, ora provvisori, verranno migliorati rendendone possibile il monitoraggio anche da parte del Dipartimento di igiene pubblica dell’Aus»l.

Vi è poi la questione dei “corridoi umanitari”. L’approccio scelto per favorire l’uscita dal degrado di quei senzatetto è quello di muoversi per “piccoli gruppi”. Si è già deciso da dove iniziare e come avverrà materialmente il dialogo con queste “micro comunità”?

«Il piccolo gruppo per noi vorrebbe essere addirittura la singola persona: abbiamo iniziato da alcune donne presenti (erano quattro, ora sono due) e stiamo continuando partendo con una successione che tiene conto sia della localizzazione abitativa all’interno delle Reggiane che di eventuali criticità legate a problematicità specifiche della persona. Con piacere stiamo riscontrando che si stanno creando dei micro gruppi di aggregazione spontanea, ma continueremo nell’approccio “one to one”. Questo influirà inevitabilmente sui tempi, ma rappresenta la vera differenza rispetto ad uno sgombero o un abbandono mascherato».

Nelle Reggiane, è cosa nota, vi abita anche una ricca comunità di persone appartenenti al mondo della criminalità. Come viene garantita la sicurezza degli operatori quando entrano all’interno dei capannoni?

«Non esiste casistica di problemi di sicurezza o fatti spiacevoli manifestatesi con gli operatori professionali. Io stesso in questi mesi non ho mai percepito di essere in condizioni di sicurezza precaria. Forse anche perché mi sento un po’ di casa, visto che mio padre ha lavorato alle Reggiane negli anni ’70 e io negli anni ’80. Ovviamente è indispensabile la vigilanza, attenta e presente, delle forze dell’ordine».

Infine, la questione degli immobili. Fra le opzioni in campo, oltre al sigillarli una volta svuotati, vi è anche la demolizione. Esiste già un elenco di quali edifici sarebbe possibile abbattere?

«Sono tutti piccoli manufatti in fregio alle strutture produttive principali, di nessun pregio. L’ottimo lavoro di conservazione delle strutture industriali storiche fino ad ora percorso da Parco Innovazione Reggiane, continuerà». —

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