Coldiretti: «Diga necessaria contro il rischio siccità»

Dopo la proposta dei laghetti a basso impatto ambientale lungo il Po come riserva idrica,  la direttrice Cerabona rilancia l’utilità dell’invaso

VETTO. Laghetti lungo il Po sì, e la diga sull’Enza pure. Anzi, meglio. È la nuova posizione degli agricoltori impegnati a individuare soluzioni per il problema della siccità causata dal cambiamento climatico. «Gli imprenditori agricoli reggiani vivono ormai con costante apprensione il fenomeno della carenza idrica nella nostra provincia. Ogni azione che può garantire l’utilizzo oculato e consapevole dell’acqua deve essere considerata prioritaria ma va rimarcata l’assoluta necessità di infrastrutture sostenibili, con ridotto impatto ambientale che svolgano il fondamentale ruolo di magazzini dell’acqua», spiega Maria Cerabona, direttore della Coldiretti di Reggio. «A fianco dello sviluppo dei processi e delle tecnologie per il risparmio idrico in agricoltura, del riutilizzo delle acque depurate, del contenimento delle perdite di rete, dei laghetti di prossimità o aziendali – commenta Coldiretti – è comunque prioritario creare grandi invasi in grado di dare soluzioni definitive ai quei territori maggiormente segnati dal difficile e scostante approvvigionamento d’acqua». «Tutta l’area agricola, e non solo, della Val d’Enza risente di una cronica carenza idrica – continua Cerabona –. Il recente studio affidato dalla Regione all’Autorità di bacino del Po- ministero della Transizione ecologica, delinea chiaramente la necessità di un invaso che vada a compensare il pesante deficit idrico che penalizza agricoltura, ambiente, habitat e biodiversità. Oggi più che mai, quindi, rivendichiamo una accelerazione convinta sulla proposta della realizzazione dell’invaso di Vetto e su tutte quelle azioni che possono limitare il danno al nostro comparto prima che sia troppo tardi». L’Anbi, l’associazione dei Consorzi di bonifica, ha stimato la mancanza di 5 miliardi di metri cubi di risorsa idrica rispetto a venticinque anni fa e ha costruito e condiviso con le istituzioni un percorso di approfondimento nazionale che, grazie al Piano invasi, potesse mitigare il fenomeno. «L’andamento meteorologico anomalo, ormai sempre più frequente, conferma purtroppo i cambiamenti climatici in atto che si manifestano – continua la Coldiretti reggiana – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal maltempo alla siccità». Uno sconvolgimento che impatta anche sull’attività agricola. I foraggi, necessari per l’alimentazione delle bovine da latte per il Parmigiano Reggiano Dop hanno già registrato le molte difficoltà determinate dall’assenza di precipitazioni, così come tutte le produzioni pronte per la semine in questi giorni. «L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli. Diventa imprescindibile mettere al centro dell’agenda politica delle istituzioni europee, nazionali e locali – conclude Cerabona – la necessità di creare quelle infrastrutture assolutamente necessarie che possono diventare un antidoto alla sofferenza idrica e togliere gli agricoltori dall’incubo con cui ormai da anni fanno i conti e sempre più a fatica convivono». La stessa Cerabona nei giorni scorsi (vedi Gazzetta del 23 marzo) aveva parlato di una «nostra proposta per risolvere il problema della carenza di acqua: l’abbiamo presentata a Terna, Enel, Eni, Cassa depositi e prestiti e Anbi, poi il Consorzio di Bonifica dovrà svilupparla. Si tratta di un’alternativa ecologica, ambientalmente compatibile, meno costosa e più facile da realizzare della diga di Vetto». I laghetti lungo il Po.—

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