«Cercheremo di aiutare la famiglia di Mirko»

La presidente della Croce Bianca di Sant’Ilario: «Valutiamo una raccolta fondi»

Ambra Prati

REGGIO EMILIA. «La volontà della Croce Bianca non è replicare alla famiglia Menozzi, che giustamente si sente lesa, bensì aiutarla dov’è possibile. Dovremo trovare il modo. Purtroppo come lui sono tanti i morti di Covid ai quali non è stato riconosciuto nessun aiuto economico». Patrizia Casciano, presidente della Croce Bianca di Sant’Ilario succeduta a Barbara Bigi, si rivolge così ai familiari di Mirko Menozzi, il volontario della Croce Bianca di Sant’Ilario d’Enza deceduto a 57 anni il 22 marzo 2020 a causa del Covid. Lunedì scorso, nel primo anniversario della morte dell’uomo, padre di famiglia, la cognata Gina Moretti, sorella della vedova Elisabetta, ha denunciato «lo scandalo di un uomo che ha perso la vita per aiutare gli altri: e l’unico a rimetterci è stato lui e la sua famiglia».


Menozzi ha lasciato la moglie, cuoca nella scuola d’infanzia di Calerno, alle prese con preoccupazioni economiche. «La beffa è che la Croce Bianca ha un’assicurazione, ma non ha concesso nulla alla famiglia perché il Covid, all’epoca, non era una malattia contemplata: l’Aids sì, il Covid no». In più, secondo la cognata, l’aiuto economico per i nuclei che hanno un invalido nel medesimo stato di famiglia (la madre 93enne di Menozzi) previsto dalla Protezione Civile è inaccessibile perché l’anziana vive al piano di sotto.

Casciano non ha nascosto il rammarico per la rivendicazione della cognata. «Siamo addolorati, le parole dei familiari di Mirko Menozzi hanno fatto male all’intera associazione. Tutti noi volevamo bene a Mirko e non avremmo mai voluto perderlo: purtroppo è accaduto. Dispiace apprendere delle difficoltà dei suoi congiunti, ai quali esprimiamo piena solidarietà, per quanto sia possibile in questo frangente. Abbiamo discusso al nostro interno e stiamo ipotizzando una raccolta fondi a favore della famiglia Menozzi, stiamo valutando».

Il punto è che l’anno scorso la Croce Bianca ha perso causa Covid due volontari (Bruno Dodi, 72 anni, è deceduto il 13 marzo 2020, una settimana prima del 57enne Mirko Menozzi) e una eventuale raccolta fondi dovrebbe essere attuata a favore di entrambi i nuclei. La presidente Casciano ha sottolineato che «è da un anno che facciamo scorte di tute, guanti e mascherine: è difficile ammalarsi adesso, ma è chiaro che nella fase iniziale della pandemia sul fronte trasmissibilità tante aspetti non erano lampanti. Da allora le procedure, le attrezzature e le santificazioni che sono state messe in campo hanno fatto sì che non si siano registrati altri decessi tra gli operatori. Teniamo molto alla sicurezza dei nostri volontari, purtroppo non sempre si sa cosa si trova dietro l’angolo».

Alla Croce Bianca l’assicurazione per il Covid, ha dichiarato la presidente, è scattata «da giugno dell’anno scorso, non appena è stato possibile integrarla: oggi ogni nostro volontario è garantito, sia chiaro. Semmai il problema vero, che si è verificato anche in altre situazioni, è che nonostante la copertura assicurativa rimane arduo dimostrare che il volontario vittima del Covid si sia ammalato e abbia contratto il virus durante il servizio e non, ad esempio, al bar prendendo un caffè prima di attaccare il turno. Occorrerebbe un’analisi legale del caso specifico. Il mondo delle polizze è ostico e quando si tratta di risarcire, si sa, fanno fede postille e cavilli». —

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