Giallo Parma al posto del rosso È tifo sui colori del campanile

C’è chi rivuole la tinta “mattone” scelta in origine (1843) dall’architetto Marchelli La protesta: «Così la torre non si può vedere. Il cambio non piace a molti»

CAMPEGINE. Questioni di campanile nel piccolo Comune della Val d’Enza. Questa volta in senso letterale, ma non solo, visto che il “tifo” si accende su due colori che simboleggiano anche dello storico confronto tra due comunità, fino al più moderno confronto calcistico: il “giallo Parma” e il “rosso mattone”, uno dei simboli della reggianità.

La querelle nasce tra i cittadini di Campegine che in questi giorni hanno visto cambiare il colore della facciata della torre campanaria, ritinteggiata in giallo invece del tradizionale rosso mattone.


«Non si può vedere – esordiscono alcuni alla vista del nuovo colore sulla torre cosi amata dai residenti –. Il colore giallo non rispecchia minimamente quello preesistente, un rosso mattone. Il colore rosso è tipico della nostra zona, e del ducato estense in particolare. Ci sono altri manufatti dell’architetto Pietro Marchelli presenti in zona di questo tipico colore. Il rosso mattone dà un’impronta di possenza al fabbricato. I campeginesi l’hanno sempre vista così».

Il campanile della chiesa di Campegine è stato progettato dell’architetto Pietro Marchelli nel lontano 1843 e i campeginesi ne vanno molto fieri. La torre campanaria, in origine, era collocata sul lato opposto a quello attuale, ed era uno degli elementi di un antico presidio fortificato. Nel passaggio tra età romana e medievale, infatti, le prime chiese furono edificate riciclando elementi architettonici già esistenti, come le torri di difesa.

L’attuale configurazione del complesso monumentale della torre campanaria della chiesa di Campegine è il risultato di una lunga e complessa opera di trasformazione che iniziò già nel XIII secolo.

Il progetto della torre campanaria che porta la firma di Marchelli (XIX secolo) ha visto poi un intervento di manutenzione degli anni ’70 del secolo scorso; le pareti interne ed esterne della chiesa vennero tinteggiate con colori sintetici, che modificarono sostanzialmente l’armonia cromatica sino a quel tempo mantenuta.

La storia della chiesa parrocchiale di San Pietro è strettamente legata, come spesso accade per un edificio di alto valore storico, alle vicende del suo territorio.

«I primi insediamenti umani in questi luoghi risalgono addirittura al Neolitico, dovuti forse alle abbondanti acque, indispensabili per l’irrigazione dei campi – spiegano gli appassionati di storia del paese –. Gli scavi archeologici hanno inoltre portato alla luce testimonianze lasciate dai Romani, che utilizzarono le acque del Lago di Campegine per rifornire l’acquedotto di Brescello. Per non dimenticare l’impronta dei monaci benedettini che scavarono numerosi canali di raccolta delle acque che hanno consentito ancora fino alla metà del secolo XIX la coltivazione del riso». Il presidio fortificato qui presente fu lasciato loro proprio dalla contessa Matilde di Canossa: nel celebre ritratto la Grancontessa è raffigurata con in mano un melograno, la “mela granata” che ci riporta al rosso amaranto o mattone di cui sopra.

«Vedere la torre del paese cambiare colore non è piaciuto a molti – dicono alcuni –. Per noi è un luogo molto importante come lo è la storia di questo territorio. Il toponimo Campigene o Campicinum (piccolo campo) compare per la prima volta nel 1041 in alcuni manoscritti del Monastero di San Prospero che possedeva dei beni in questa zona. Siamo attaccati ai nostri oggetti e ai nostri edifici storici. La torre, con i suoi 178 anni di storia, che cambia colore dopo cosi tanto tempo, ci sembra così diversa», concludono. —

Da. Al.

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