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«Focolaio fuori controllo. Il carcere di Reggio Emilia rischia di scoppiare»

L’allarme dei sindacati che ora vogliono incontrare sindaco e prefetto: «Detenuti chiusi in celle minuscole 24 ore su 24: serve il vaccino per tutti»

REGGIO EMILIA. Un focolaio che non accenna a esaurirsi, agenti difficilmente sostituibili anche in caso di malattia o isolamento domiciliare, detenuti costretti a restare in cella ventiquattr’ore su ventiquattro, senza nemmeno la possibilità di uscire a sgranchirsi le gambe.

Questa la situazione nel carcere di via Settembrini. Situazione che rischia di degenerare ulteriormente, perché la convivenza forzata dei detenuti in celle progettate per una sola persona, l’interruzione delle attività normalmente previste, la difficoltà comunicativa (il 65 per cento dei detenuti è di origine straniera) sono micce da maneggiare con estrema attenzione.


«Il personale sta facendo miracoli svolgendo un lavoro di negoziato continuo, ma non si può pensare che questa condizione duri a lungo», spiega Giovanni Trisolini, ispettore superiore della polizia penitenziaria e sindacalista della Cgil.

L’organico, già ridotto all’osso prima della pandemia, si sta sempre più riducendo: tanti gli operatori contagiati (agenti di polizia penitenziaria ma anche personale amministrativo, educatori, personale sanitario), tanti quelli costretti a casa in regime di isolamento domiciliare perché entrati in contatto con positivi. «Martedì – prosegue Trisolini – gli agenti di polizia penitenziaria positivi al Covid erano 12, di cui uno ricoverato in ospedale; 26 quelli in isolamento. Considerando tutto il personale gli assenti erano 60, non sostituiti. A lavoro avrebbero dovuto essere in 150».

Il Covid non ha risparmiato nemmeno i detenuti: 21 quelli positivi, suddivisi nelle diverse sezioni (a eccezione di quella femminile dove finora non sono stati registrati contagi). Il primo caso è stato riscontrato il 15 marzo, poi il numero è aumentato di giorno in giorno. «Per isolare il virus – spiega Trisolini – i detenuti rimangono chiusi in cella tutto il giorno, e stiamo provvedendo a fare tamponi a tutti. Questa procedura, che dovrebbe durare almeno fino alla fine del mese, va però contro i principi umani , le leggi e l’ordinamento penitenziario, e non può protrarsi oltre».

Per questo motivo Trisolini insieme a Vito Bonfiglio (ispettore superiore della polizia penitenziaria e sindacalista Cisl) e Leonardo Cannizzo (assistente di polizia penitenziaria e sindacalista Uil) hanno deciso di lanciare l’allarme chiedendo che nel più breve tempo possibile venga vaccinata l’intera comunità carceraria: non solo il personale, dunque, ma anche tutti i detenuti.

La richiesta dei sindacati Fp Cgil, Fns Cisl e Uilpa ha trovato sostegno a livello comunale e regionale. La consigliera Pd Cinzia Ruozzi, durante il consiglio comunale del 21 marzo, ha presentato un ordine del giorno urgente impegnando il sindaco Luca Vecchi e la giunta a intensificare il monitoraggio della situazione, accelerare la campagna vaccinale per il personale di polizia penitenziaria e amministrativo, e avviare la campagna di vaccinazione anche per la popolazione detenuta. «È ormai dimostrato – ha spiegato la consigliera – come i focolai si sviluppino maggiormente in ambienti chiusi e promiscui, dove è più difficile mantenere il distanziamento tra le persone. Il carcere di Reggio è sovraffollato e di conseguenza risulta molto difficile applicare le norme anticontagio. Inoltre il carcere è una città nella città con numerose figure (sacerdoti, medici, infermieri, volontari, docenti, fornitori) che vi gravitano attorno». L’istanza è stata approvata all’unanimità con 27 voti su 27.

In Regione è stato invece Federico Amico, consigliere di Emilia-Romagna Coraggiosa, a farsi portavoce delle richieste dei sindacati della polizia penitenziaria reggiana, presentando una interrogazione all’assessore alla Sanità Raffaele Donini: «La situazione è grave, serve uno sforzo aggiuntivo». Ma al momento non sono state concesse aperture: «Nelle carceri la situazione è più grave che altrove – ha risposto Donini – tant’è che la polizia penitenziaria sta venendo vaccinata. Abbiamo anche disposto che i detenuti ultra ottantenni vengano vaccinati subito, in quanto a rischio».

Troppo poco per i sindacati reggiani – appoggiati pienamente da quelli regionali – che ora chiederanno un incontro al sindaco Vecchi, al prefetto Iolanda Rolli e allo stesso Donini. «Bisogna evitare che la situazione degeneri – spiegano – agire preventivamente e non sempre quando ormai è troppo tardi». —

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