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Letta-Delrio, fibrillazione tra i Dem reggiani. Olmi al segretario: «Proposta puerile, altro che visionaria»

REGGIO EMILIA  «Proposta puerile, altro che visionaria. Capogruppo alla Camera, unica voce politica che ha svettato in tutto il partito in questi tre anni in cui non abbiamo toccato palla. In una domenica già regrediti ai soliti giochetti». Se il buongiorno si vede dal mattino, la strada per l’unità nel partito finito in mano a Enrico Letta sembra ancora impervia. A farlo intuire è la ridda di messaggi e commenti partoriti ieri sul web da sindaci, politici reggiani o semplici sostenitori – spesso sfegatati – di Graziano Delrio, dominus politico dei Dem a Reggio e dintorni.

C’è chi non lesina parole di fuoco, come il combattivo sindaco reggiano di Quattro Castella, Alberto Olmi, che difende a spada tratta l’operato di Delrio e bolla come «proposta puerile» quella del neo segretario nazionale del Pd, impallinato per aver indicato un cambio dei capigruppo in favore delle donne.

«La guida del Pd è tutta al maschile – ha ribadito ieri Letta su twitter dopo l’intervista rilasciata ai giornali del Gruppo Sae –. Ho detto domenica che non va, lo ripeto. Ai gruppi Camera/Senato suggerisco che dopo tre anni di guida maschile, gli ultimi due siano a guida femminile. I gruppi sono autonomi, a loro di scegliere con chi».

A farsi da parte, secondo Letta, dovrebbe essere anche Delrio, in difesa del quale c’è stata un’alzata di scudi non indifferente nel suo feudo reggiano, dove non manca la disputa tra le correnti che l’arrivo del neo segretario non sembra smorzare. Anzi. I commenti tra social e chat hanno infiammato la domenica politica reggiana, con i delriani quantomeno stizziti per le parole di Letta, che per molti altri, però, ha indicato una fisiologica rimessa dei mandati dopo il cambio di segreteria, che era già nell’aria.

A non andare giù a molti reggiani sarebbe la “causale” del cambio dei capigruppo chiesto dal segretario Dem, e cioè la necessità di inserire due donne per dissipare le polemiche vista la mancanza di ruoli ai vertici del Governo riservati dal Pd alla sua componente femminile.

«Questa dichiarazione è uno schiaffo alle donne, usate per tentare di camuffare politiche di rivalsa dei soliti uomini – scrive infatti su facebook Francesca Bedogni, sindaco Dem di Cavriago –. Delrio come capogruppo ha fatto molto bene, in un periodo difficilissimo per il Paese ed è una risorsa per il Pd. Noi donne, quelle che faticano ogni giorno, sappiamo dare valore al merito e non accettiamo che lo si calpesti. Inoltre credo che il nuovo corso dovrebbe parlare il linguaggio del rispetto per le istituzioni. Il capogruppo secondo il nostro ordinamento viene eletto dal gruppo parlamentare e dimissionato eventualmente solo da quest’ultimo».

A spegnere le polemiche fin dal mattino con taniche di benzina è Stefano Salsi, comunicatore vicino alla sinistra cittadina che ieri non ha lesinato critiche: «Enrico Letta intervistato dalla Gazzetta di Reggio dichiara la sua strategia epurativa. #grazianostaisereno» ha scritto riesumando anche la foto del gelido passaggio della campanella tra Letta e Renzi, con accanto Delrio, allora braccio destro dell’ex sindaco di Firenze, che aveva scalzato il compagno di partito rassicurato pochi giorni prima lanciando l’hashtag #enricostaisereno.
Salsi ieri ha rincarato la dose in serata con l’arma della satira: posta una foto di Graziano Delrio con le sembianze di una donna. Titolo: «Le bimbe di Letta». Sotto commenti divertiti e risate virtuali di diversi esponenti del partito reggiano, che accusa il colpo e vede allontanarsi la tanto agognata pacificazione, per la quale si è dimesso il segretario uscente Nicola Zingaretti.

“Non possiamo essere quelli con uomini al comando e donne vice, quando va bene”. Enrico Letta

Pubblicato da Tenente Ubaldo su Domenica 21 marzo 2021

Più pacato Andrea Rossi, parlamentare di Casalgrande che ha lavorato a stretto contatto alla Camera con Graziano Delrio, suo capogruppo negli ultimi tre anni, partiti all’opposizione dei giallo-verdi, passando poi alla maggioranza con i giallo-rosa e trovandosi ora nella maggioranza delle larghe intese in coabitazione anche con Lega e Forza Italia. «Per martedì è stata convocata la riunione dei capigruppo e sarà quella la sede della discussione – risponde l’ex sindaco di Casalgrande –. Non lo dico per la vicinanza territoriale che c’è tra noi, ma Graziano credo che fino a oggi sia stato, anzi è un ottimo capogruppo. Quindi per me il giudizio non può che essere positivo. Basti pensare a cosa ha dovuto far fronte: prima eravamo all’opposizione, poi c’è stata l’entrata nel governo con Conte e ora c’è Draghi. Penso che lui sia stato un ottimo capogruppo e penso anche al fatto che lui il tema delle donne lo abbia sempre affrontato per quanto gli competeva. Ha nominato tre donne su cinque capi commissione. Quindi con Graziano il tema del genere ha trovato attuazione e adeguato riconoscimento. Ora vediamo cosa deciderà il gruppo e cosa deciderà Graziano stesso».

L’ebollizione è però servita. I lettiani reggiani restano alla finestra mentre gli ex renziani, ora delriani convinti, continuano a scalpitare per continuare a cavalcare l’onda riformista, trovando indigesta anche la mancata rottamazione dei 5 stelle da parte di Letta. Tutte spinte con cui deve fare i conti Gigliola Venturini, segretario del Pd provinciale che non si sbilancia sul caso Delrio: «Certo il passaggio di quell’intervista su Graziano a Reggio ha un peso diverso che a Bergamo – dice –. Il tema della remissione del mandato dei capigruppo era sul tavolo, come prevede il cambio della segreteria. C’è vivacità interna nel partito che va valorizzata, superando le spartizioni di corrente. E Letta ha indicato anche la necessità di andare al sodo». Tranchant Massimo Gazza, della segreteria del Pd reggiano e tifoso bianconero: «Voglio un allenatore donna alla Juve (ieri battuta, ndr)». —