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Delrio, si va alla conta. L’ex sindaco reggiano sempre più in bilico

Riunione con Letta per i nuovi capigruppo. Sfida tra correnti dopo l’intervista al segretario che ha svelato i suoi piani

REGGIO EMILIA. Graziano Delrio va alla conta ma non sembra disposto a salire sulle barricate. Il ruolo di capogruppo del Pd alla Camera dell’ex sindaco di Reggio Emilia sarà al centro infatti di una riunione dopo l’indicazione del neo segretario del partito, Enrico Letta, che ha invocato un cambio dei capigruppo di Camera e Senato per fare posto a due donne, lasciando però autonomia ai parlamentari nella scelta.

Un modo per risolvere anche le polemiche scoppiate nel Pd dopo che le donne sono state lasciate fuori dalla stanza dei bottoni del Governo Draghi, ma che – soprattutto a Reggio Emilia – suona come una resa dei conti tra Letta e gli ex renziani.

Al posto di Delrio – che con l’arrivo di Letta sembra più isolato – non mancano le candidate. Si parla di sette nomi, tra cui Debora Serrachiani, ma saranno della partita anche le pattuglie di parlamentari vicine ad Andrea Orlando e Dario Franceschini. Cosa certa è che alle politiche reggiane la svolta “rosa” sui capigruppo – che per ora ha portato a una disputa tra uomini – non appassiona granché nel momento in cui non è certo risolutiva del problema, né ci si può nascondere che si tratti di una decisione dal forte sapore politico.

«Fare riferimento alla parità di genere non causa un danno alle donne – dice la deputata reggiana Antonella Incerti, che oggi sarà presente alla riunione alla Camera – È sempre il momento buono per tirare fuori il tema visto che anche la politica è lo specchio di una società in cui questa parità non c’è. Credo però che non ci sia una necessità di cambiare Graziano Delrio come capogruppo. Non mancano le medesime competenze tra noi donne del Pd ma a decidere sarà in autonomia e con pragmatismo il gruppo parlamentare».

Può sembrare un giro di parole ma la cautela è d’obbligo su un tema che può apparire marginale ma sta dando vita già alla prima palese resa dei conti dentro al Pd targato Enrico Letta. Il neo segretario deve tirare fuori il partito dalle sabbie mobili dopo l’addio del suo predecessore Nicola Zingaretti, che per liberare la strada si è dimesso pur avendo i numeri in assemblea. Dopo il plebiscito interno che gli è valso la nomina di segretario, Letta ha dato alcune indicazioni: sì allo Ius soli, sì alle alleanze anche con i 5 stelle e due donne capigruppo in Parlamento per rimarginare la ferita.

Due punti, questi ultimi, che lasciano freddi i cattolici del Pd, e che a Reggio Emilia stanno causando un trambusto non indifferente alla vigilia della riunione dei capigruppo che, sia che Delrio resti capo sia che venga cambiato, avrà delle conseguenze per il partito dei Dem, sferzato da correnti interne che rischiano di lasciare sempre più campo libero alle controparti politiche, destre in primis.

«Ieri mattina leggendo la Gazzetta di Reggio ho visto l’intervista da te rilasciata, penso non a caso al giornale della città in cui vive Delrio, in cui annunciavi la sua sostituzione da capogruppo alla Camera con una donna, perché il Pd ha un problema con le quote rosa – è stato l’affondo portato ieri su facebook da Massimo Gazza, membro della segreteria reggiana del Pd in quota Delrio, che si è pubblicamente rivolto a Letta –. Benissimo, la presenza femminile in un partito progressista è decisiva. A essere sincero mi sorgono alcune domande: non è stata un problema di genere la riconferma di Brando Bonifei a capogruppo in Europa? Non è un problema che a Roma, Bologna, Milano, Napoli, tante altre città e probabilmente Regione Calabria il Pd candidi uomini? Per dirti la verità, avrei preferito che tu uomo non utilizzassi la questione di genere per sostituire Delrio, avrei preferito che tu dicessi che per far funzionare meglio il partito, che per tornare ai 9/10 milioni di elettori, che per costruire un’azione politica più incisiva, avevi bisogno di un altro capogruppo, che sentivi più vicino e forse più capace. Volevi introdurre il principio della rotazione per valorizzare dei giovani dirigenti? Bene. In sincerità avrei preferito. E avrei capito».

L’idea di fondo tra gli uomini vicini a Delrio è che mettere in campo la questione delle quote rosa sia un escamotage per permettere a Letta di prendere in mano le leve. «Abbiamo nominato tre donne su cinque a capo delle commissioni della Camera» ricorda infatti Antonella Incerti sulla falsa riga della rivendicazione fatta dallo stesso Delrio in risposta alle affermazioni del segretario Letta.

«Il tema della parità è tra quelli messi nel programma da Letta e votato all’unanimità – sottolinea invece Ilenia Malavasi, lettiana e sindaco di Correggio –. Bisogna puntare però ai meriti. Io ho molta stima di Graziano ma la discontinuità chiesta al partito è un punto reale. È normale poi che al cambio della segreteria il mandato venga rimesso ai gruppi che poi agiscono in autonomia».

Letta «è stato radicale dando un riconoscimento vero alle donne. È il segno di un cambiamento che va avanti. Ora deve continuare su questa strada» ha detto invece in un’intervista al Corriere della Sera Sandra Zampa, romagnola oggi membro della segreteria con la delega alla Sanità, da sempre vicina al reggiano Romano Prodi.

La nomina da parte di Letta di Irene Tinagli come vicesegretaria vicario, poi la composizione di una segreteria metà al femminile e ora la decisione sui capigruppo di Camera e Senato rappresentano «un riconoscimento nei fatti» e «per noi del Pd la questione di genere è stata uno dei valori fondanti». Ed è certa che Graziano Delrio e Andrea Marcucci «sapranno riconoscere il grande valore di una migliore rappresentazione di genere nel partito».