Vigneto malandato preso in gestione da quattro studenti dell’istituto Zanelli

Luca Aravecchia, Paolo Canelli, Alessandro Parenti e Simone Santini col sindaco Giuseppe Daviddi

Casalgrande, Paolo, Luca, Alessandro e Simone hanno 16 anni. Il terreno è comunale. L’assessore: «Orgogliosi di loro»

CASALGRANDE. «Come ci è venuta l’idea? Beh, per passione e perché abbiamo voglia di fare». Ed è così che quattro amici di 16 anni, che frequentano la 2A dell’istituto Zanelli di Reggio, indirizzo tecnico agrario, hanno trovato una vigna in abbandono, hanno realizzato un progetto di recupero, ne hanno parlato ai genitori, ai prof in classe e siccome quel terreno è del Comune, si sono presentati in municipio chiedendo la concessione del terreno. Che hanno ottenuto per tre anni. Il tutto in pochi mesi, senza sbagliare un colpo e – vale la pena ripeterlo – a 16 anni. Vi pare poco?

IL PROGETTO. Il racconto dell’iniziativa dei quattro millennial di Casalgrande, vigneron nel cuore e ambientalisti per propensione naturale, parte dalla fine: Luca Aravecchia,Paolo Canelli, Alessandro Parenti e Simone Santini (unico dei quattro ad aver scelto l’indirizzo ambientale e non vitivinicolo come gli latri tre amici) hanno già iniziato, lo scorso week end, le potature delle vigne nella parte più pianeggiante di un terreno collinare a Casalgrande Alto, nel podere “La riserva”, nel pressi del bosco degli Alpini, di oltre 6mila metri quadrati, conformato a terrazze.

La vigna maldnata nel podere "La riserva" di Casalgrande preso in gestione dai quattro studenti sedicenni


L’obiettivo è rimettere in produzione le viti di uva bianca e nera da vino, e non solo di rimettere in sesto il sistema di irrigazione, la recinzione ormai crollata, di ripristinare la funzionalità due depositi per gli attrezzi messi male e quando tutto questo sarà a posto, dedicarsi anche alla piantumazione di alberi da frutto con semi antichi e all’allevamento delle api. «È un lavoro duro e complesso – spiega Alessandro Parenti – per realizzare il quale occorrerà impegno e diversi anni, perché ci sono zone della vigna messe molto male». L’avventura dei quattro amici, antidoto efficace ai lockdown, al senso di disorientamento e alla solitudine di questi tempi difficili, parte da una lunga passeggiata. «Io abito non distante dalla vigna abbandonata – racconta Simone Santini – e un giorno, camminando per prendere un po’ d’aria, l’ho vista e ho avuto l’idea».

I PRIMI PASSI. Poi, la condivisone con gli amici e i compagni di classe, (sempre in call per ovvi motivi) un po’ di ricerche su Google Map, qualche informazione raccolta dagli agricoltori che confinano con la vigna e l’idea si è trasformata in qualcosa di realizzabile e decisamente appassionante. «E utile anche – dice l’assessore a Scuola e Giovani, Laura Farini – perché quella vigna è di proprietà comunale ed è tra gli appezzamenti di terreno da affidare in gestione ai cittadini. Solo che chi si era fatto avanti in precedenza aveva abbandonato i lavori da almeno due anni, provocando grossi danni alle piante, alcune anche crollate. Il progetto dei quattro studenti ci è sembrato fantastico e da sostenere con il massimo di disponibilità, siamo molto orgogliosi di loro».

Luca, Alessandro, Paolo e Simone, si sono messi all’opera. «Perché prendendoci cura della vigna abbiamo trovato un modo – spiega Paolo Canelli – per mettere in pratica quello che impariamo a scuola. Le ore di pratica sul campo ci sono ma non sono tante e inoltre in questa situazione è anche difficile poterle fare». Il progetto che è stato presentato in Comune è stato discusso a scuola «e così abbiamo anche ottenuto – dice Luca Aravecchia – l’aiuto di un nostro insegnate, il professor Giovanni Notari, che ringraziamo e che ci guiderà negli interventi pratici».

Non solo, il Comune ha messo a disposizione degli studenti le competenze dell’agronomo Alessandro Bertani e del presidente della cantina Emilia Wine, Davide Frascari. Ecco la squadra completa che da qui a qualche tempo darà una nuova chance alla vecchia vigna malandata di podere “La riserva”. Tanto per cominciare i ragazzi bonificheranno il terreno e ripristineranno l’impianto di acqua piovana, con la sistemazione delle grondaie del tetto delle casette, come si faceva una volta. Poi riqualificazione delle viti, capitozzature, pulizia del terreno, rinnovamento dell’impianto e delle piante e rifacimento del terrapieni per mantenere le terrazze contro possibili dissesti. Insomma, tante cose da fare con l’obiettivo, alla fine, «di produrre anche il nostro vino». E per Paolo, Luca, Alessandro e Simone, comunque vada sarà “un’ottima annata”.