«Quale errore? I punti nascita restino chiusi» Anestesisti contro il dietrofront di Bonaccini

L’Aaroi-emac regionale ribadisce la sua posizione: «La sicurezza viene prima di qualsiasi esigenza politica»

castelnovo monti. I medici dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani emergenza area critica dell’Emilia Romagna (Aaroi-emac Emilia-Romagna), restano contrari alla riapertura dei punti nascita.

La posizione, destinata a suscitare nuove polemiche, è espressa dal presidente dell’associazione Matteo Nicolini. La domanda che gli anestestisti di Aaroi-emac Emilia-Romagna pongono è una sola: «Con quali risorse tecniche, umane, specialistiche si pensa di riaprire i Punti Nascita?».


QUALI RISORSE?

«Apprendiamo quanto emerso nel corso dell’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna del 9 marzo scorso – scrivono – sul tema Punti Nascita chiusi e, in particolare, le dichiarazioni del presidente Stefano Bonaccini secondo le quali: “Quando i reparti si svuoteranno noi attiveremo il protocollo sperimentale discusso proprio qui a Bologna con il ministro Speranza, per riaprire i Punti nascita di Bentivoglio, Porretta, Pavullo, Castelnovo Monti, Borgotaro. Ho solo una parola anche quando sbaglio. Feci un errore, facemmo un errore, rimedieremo e quei punti nascita li riapriremo”. Ma di quale errore si parla?».

Nell’ottobre 2017 l’Aaroi-emac Emilia-Romagna ha condiviso la decisione ministeriale sulla chiusura dei punti nascita che non avevano i requisiti minimi tecnico-scientifici per garantire le condizioni di sicurezza per le madri e per i nascituri «e auspicammo – proseguono – un controllo puntuale per le tre strutture in deroga a tale iniziativa. Appoggiammo con decisione e fermezza la scelta della giunta Bonaccini di allora per dare seguito al mandato ministeriale dettato da evidenze scientifiche e appoggiato dalle più importanti società del settore materno infantile e dei percorsi nascita». «In tal senso – proseguono – è opportuno ricordare anche quando intervenimmo con diffida in merito al maldestro tentativo di una Asl della regione di “mascherare” da ginecologi gli anestesisti rianimatori di un ospedale decentrato nel bel mezzo della calura estiva. Quella Asl , con delibera datata 14 luglio 2017, riorganizzò il “servizio” per il periodo estivo per sopperire alle carenze di specialisti ginecologi con anestesisti in quanto in sede 24 ore su 24. La domanda quindi è: con quali risorse si pensa di riaprire i punti nascita oggetto di disposizione ministeriale a salvaguardia di madri e nascituri? L’Aaroi-emac, sebbene rappresenti medici specialisti direttamente coinvolti, ne è completamente all’oscuro».

CARENZA DI SPECIALISTI

«Sappiamo invece con certezza – continuano – che lottiamo al fianco della Regione stessa e delle Asl per reperire specialisti per i nostri ospedali nel tentativo di sanare una storica grave carenza, esacerbata dalla pandemia in corso che ha richiesto straordinarie misure di assunzioni di personale bruciando velocemente le graduatorie dei concorsi e dando fondo agli specialisti disponibili. Vogliamo, inoltre, ricordare ai cittadini l’esistenza di standard clinico-organizzativi da rispettare per i punti nascita che, a quanto ci è dato sapere, ad oggi non sono cambiati rispetto a quando il ministero e le Regioni si espressero sull’argomento».

E ancora: «Spiace infine leggere tanti commenti da parte di comitati di cittadini cui pare non sia ancora sufficientemente chiaro che la sicurezza viene prima di qualsiasi esigenza politica. La politica ha un ruolo fondamentale, governare e farsi garante della tutela della salute pubblica, ma è imprescindibile il coinvolgimento delle società scientifiche e delle associazioni rappresentanti dei lavoratori in sanità per evitare pericolose fughe in avanti, soprattutto in assenza di nuove raccomandazioni tecnico-scientifiche, ad esempio, sui percorsi nascita».

«Una recente sentenza del Consiglio di Stato, nei mesi scorsi – proseguono – ha ribadito come “il diritto fondamentale sancito dall’articolo 32 implica, nel caso di specie, non già necessariamente la vicinanza del punto nascita, ma un’organizzazione finalizzata all’obiettivo di garantire ogni gestante ed ad ogni neonato”. Sosteniamo con forza quanto espresso peraltro anche da ginecologi, neonatologi e pediatri ossia che i punti nascita sotto i 500 parti “non sono in grado di garantire la migliore esperienza clinica e l’organizzazione necessarie per prevenire ed eventualmente affrontare le pur rare situazioni a rischio”. Lo stesso ministro Speranza – concludono – ha dichiarato, “la tutela e la sicurezza della mamme e del nascituro è sempre la prima cosa”: con questa base che condividiamo pienamente speriamo di non assistere ad accomodanti modifiche delle decisioni prese, per assecondare pressioni politiche che nulla hanno a vedere con le dichiarazioni del ministro». —

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