La locanda sul Po che non si arrende e apre le sue porte allo smart working

In uno dei bungalow hanno allestito uno spazio smart working

Guastalla, la ricetta di Stefano ed Hellen nella casa che fu dei pontieri: «È proprio ora che bisogna guardare avanti e reinventarsi»

GUASTALLA. «Dopo un anno che lavori un giorno sì e tre no, ti deve reinventare. Bisogna guardare avanti. E noi abbiamo pensato di ampliare l’offerta, di allargare il bacino di utenza». E la nuova offerta è uno spazio dedicato allo smart working, il cosiddetto “lavora agile” che la pandemia ha prepotentemente imposto a molte categorie di lavoratori: un’opportunità – quando è davvero “agile” – che talvolta si scontra con qualche problema logistico, in case non esattamente attrezzate per uno spazio di lavoro confortevole e tecnologicamente prestante. La soluzione arriva dal luogo dal quale, forse, meno te lo aspetti:la Locanda dei Pontieri, al Lido Po di Guastalla, che ha pensato così di riconvertire uno dei suo bungalow.

La Locanda dei Pontieri si trova al Lido Po: davanti all’edificio storico i tre bungalow


Ma l’idea di Stefano Zardini e dalla compagna Hellen Zazzini in questo angolo di pace sulle rive del Po, probabilmente, non poteva essere il luogo migliore per dare spazio e tempo a un modo di lavorare nuovo. Qui, siamo su uno delle principali ciclovie europee, circondati dalla vegetazione, protetti dalla pace del Grande Fiume.
«Ora che lo smart working è entrato nella cultura e nelle giornate degli italiani, c’è bisogno di luoghi dove aumentare la produttività – spiega – Visto che si può scegliere dove lavorare, credo che si vada a cercare un posto con una buona connessione e che sia tranquillo». E il posto tranquillo, con una buona connessione grazie all’iniziativa di Stefano ed Hellen diventa quella locanda che un tempo era la casa dei pontieri, coloro che si occupavano della manutenzione e degli accessi al vecchio ponte di barche che iniziava proprio davanti all’edificio.

Stefano Zardini ed Hellen Zazzini (nella foto di Ilaria Marchione) da tre anni gestiscono la Locanda dei Pontieri, al Lido Po di Guastalla


Un luogo di grandi suggestioni, dove passato e futuro si mescolano in questo presente ancora tutto da decifrare. «Dal 1997 e fino a tre anni fa – spiega Zardini – ho lavorato al distributore Agip della mia famiglia. Poi, mi sono messo nel bosco perché mi piace stare in mezzo al bosco: ho scelto il lavoro più bello del mondo nel periodo più sbagliato». Certo, nessuno si poteva immaginare che all’inizio del 2020 una pandemia avrebbe stravolto il mondo. Né che dopo il lockdown di un anno fa, ci saremmo trovati nuovamente in Zona Rossa, con bar e ristoranti chiusi e relegati a lavorare solo per l’asporto.

Ma Stefano ed Hellen non si sono arresi alla situazione, né l’hanno subita. Hanno deciso di fare qualcosa di nuovo. «Abbiamo tre bungalow, uno lo usiamo come magazzino. Un altro è per il pernotto. Sul terzo, abbiamo deciso di metterci le mani – racconta – Quando ci saranno gli ospiti, lì si potrà fare colazione perchè è molto comodo. Ma ora abbiamo deciso di guardare oltre. Ho amici che lo smart working, a Milano, lo fanno da 15-20 annii. Ora, si fa anche qui e credo che ci sia bisogno di questi spazi».

E alla locanda lo spazio a disposizione è di 36 metri quadrati, con bagno, aria condizionata. «Metto a disposizione la macchina del caffé, il bollitore con le tisane, la merenda e la connessione è buona – assicura – fuori ci sono due terrazze. Ci metterà un’amaca e il tavolino con due sedie». Si paga una somma, a seconda che si resti mezza giornata e per tutto il tempo. Da quando hanno lanciato l’iniziativa, ci sono state già tre persone. «Gente che è stata all’estero, che lavora da tempo in questo modo» rivela.

E la riflessione, non si ferma. «L’estate scorsa abbiamo lavorato. E luoghi come questi sono stati riscoperti. La gente che prima andava a Venezia, Bologna, Milano sente quelle mete off limits e ora guarda a posti più inesplorati. Ho visto qui tanta gente di Modena che mai c’era venuta così come da Reggio arrivano seguendo il Crostolo, in bicicletta. C’è un turismo lento che piace – racconta infine – Credo che il mondo sarà diverso e bisogna guardare molto avanti».