Cacciatori contro le ultime battute «Fase delicata per Covid e animali»

VILLA MINOZZO. «Caccia di selezione, era proprio necessario organizzare gli abbattimenti dei cinghiali in questo periodo?». Domenica la zona più elevata del territorio reggiano sarà teatro di una giornata di caccia di selezione, con il coinvolgimento delle varie squadre che fanno capo all’Atc Re4, l’ambito territoriale venatorio del Crinale; un’attività organizzata assieme alla Regione e agli enti locali per ridurre il numero dei cinghiali nell’Appennino reggiano, tornato a crescere nell’ultimo anno.

Il motivo? Il numero degli animali è effettivamente cresciuto, fra inverno rigido e mesi di caccia ridotta causa pandemia, e la presenza di cinghiali sta provocando parecchi danni al settore agricolo.


Il tema esiste, e si era presentato già un anno fa, quando la clausura totale aveva aumentato le segnalazioni su animali selvatici anche in punti solitamente poco battuti perché caratterizzati da costante passaggio di persone. I danneggiamenti portano anche a cospicue richieste di risarcimenti. Il tema ogni anno si ripropone e nel 2021 è appunto amplificato e si è arrivati a mettere in calendario diversi appuntamenti di abbattimenti.

Nell’Atc Re3, l’ambito della collina, una giornata è già stata effettuata e domenica tocca al Crinale. L’iniziativa non ha però convinto diversi gruppi di “cinghialai”, che ancora sperano in un ripensamento. L’attuale contesto, per queste squadre che hanno come riferimento aree del vastissimo territorio di Villa Minozzo, non è quello adatto, per questioni sanitarie e non solo. «Innanzitutto, siamo in zona rossa e giornate come queste mettono in moto tante persone – spiegano – Noi stiamo attenti, ma è comunque una fase molto delicata, e nei momenti della battuta siamo estremamente distanti, ma lo stesso discorso non è valido quando ci sono i recuperi delle carcasse e la macellazione». Inoltre, l’impatto sugli animali potrebbe essere altissimo, per la presenza di molte femmine gravide o fresche di parti di cuccioli.

«Già a gennaio, quando ci sono state le ultime battute, molte femmine di cinghiale erano gravide, adesso o lo sono ancora o hanno appena avuto una cucciolata, e il rischio di uccidere un animale gravido o di lasciare i piccoli di cinghiale senza riferimento è molto alto. E al contrario di quello che si pensa spesso di noi cacciatori, non ci fa piacere, per nulla. E può provocare problemi alla popolazione animale», continuano.

«L’anno scorso ci sono state meno battute, meno abbattimenti, poi la presenza della neve per mesi quest’inverno nel Crinale ha fatto scendere di altitudine gli animali in cerca di cibo, e i danni ai campi sono aumentati. È vero che ci sono più cinghiali e più problemi all’agricoltura. Ma non crediamo che sia questa la soluzione, soprattutto ora – spiegano le squadre “ribelli” – I cacciatori da anni costruiscono i recinti protetti, con la corrente elettrica a basso voltaggio per dissuadere gli animali ad entrare negli orti. Saremmo volentieri disposti ad aumentare questa attività, piuttosto che abbatterli. Il problema è che nessuno vuole rinunciare alla selezione, se il rischio è di essere “penalizzati” nelle assegnazioni dei prossimi anni». —

Adr.Ar.

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