«Vaccini, regole e speranza. Così usciremo dal tunnel»

Reggio Emilia, lo psicologo e psicoterapeuta Sergio Cecchella analizza le difficoltà provocate dalla pandemia: «Attenti ai giovani: non hanno un bagaglio di esperienze che possa aiutarli»

REGGIO EMILIA. «La strada maestra è tracciata, possono esserci degli inciampi, ma la via per uscire dal tunnel ora la conosciamo. La nostra società si è organizzata e ha dimostrato di avere le caratteristiche per superare questo evento».

Le parole di Sergio Cecchella, psicologo e psicoterapeuta, già direttore della Struttura complessa di psicoterapia dell’Ausl di Reggio, ora anche assessore a politiche sociali, protezione civile, volontariato e sicurezza a Poviglio, risuonano come un inno di speranza. «E la speranza è ciò che più serve in questo momento», assicura. Ma è difficile. La paura di morire, contagiarsi e contagiare. La mancanza di contatto, le relazioni interrotte, la solitudine. La morte, la nostalgia di chi non c’è più. Le attività chiuse, il lavoro in bilico. L’incapacità di immaginare un domani di nuovo normale. La depressione. La rabbia. «Davanti a questa pandemia siamo tutti uguali – spiega il dottor Cecchella – ma ognuno reagisce a suo modo, come può, in base a quello che ha vissuto e in base a come si è strutturato psicologicamente per reggere gli urti. C’è chi si chiude e chi si arrabbia e protesta, è necessario però che ognuno si costruisca le proprie difese. Le armi le abbiamo: il vaccino e le regole, che sono fondamentali».


La sospensione temporanea dei vaccini AstraZeneca, però, ha messo a dura prova l’equilibrio di molti.

«È normale. Il vaccino è il primo elemento di certezza, in chiave positiva, che abbiamo inserito in questo lungo percorso iniziato un anno fa. È servito a creare aspettative e speranza, e questo inciampo, che sono certo si risolverà presto, è stato destabilizzante. Ma che il vaccino sia efficace contro il virus è una certezza, questo è il dato importante».

Chi è più a rischio in questo momento?

«Sicuramente i bambini, i preadolescenti, gli adolescenti. Generalmente, vista l’età, loro non hanno alle spalle un patrimonio di esperienze che possa intervenire come supporto, e poi si ritrovano su un percorso interrotto. Ecco, è importante far capire loro che il percorso in realtà non è interrotto, è solo diventato più opaco. La direzione c’è e va mantenuta».

In che senso?

«Bambini e ragazzi si trovano con la scuola chiusa (che per loro non è solo luogo di apprendimento ma anche di socialità e confronto), abitudini saltate, attività sportive sospese. Tutte le certezze che si sono costruiti da soli sembrano crollare. Restano i genitori, la famiglia, i docenti in didattica a distanza, che hanno il compito importantissimo di spiegare loro cosa sta accadendo e soprattutto di mantenere il binario su cui presto si potrà tornare come prima. In questo contesto le poche attività che si possono fare sono fondamentali».

Secondo i dati dell’Ausl risultano raddoppiati i disturbi del comportamento alimentare, soprattutto nei giovanissimi.

«Il rapporto con il cibo dice molto di noi. L’iper avvicinamento al cibo e una distanza troppo grande da esso sono forme estreme di reazioni: la prima può voler dire che si cerca nel cibo la compensazione di quello che non si ha, l’astensione è invece spesso una punizione. Bisogna prevenirle cercando di nutrirci di tutto quello che abbiamo a disposizione: anche la più piccola socialità (nel rispetto delle regole), l’impegno a mantenere i nostri impegni, e ancora la speranza».

Speranza che sembra essere appannaggio, o quasi, degli anziani. Come mai?

«Gli uomini e le donne del nostro tempo sono convinti, in una situazione di normalità, che tutto ciò che di brutto accade possa essere arginato, contenuto, superato. Da un anno a questa parte questo non è più garantito, e i nostri valori sono andati in crisi. Gli anziani, anche se sono oggettivamente più fragili ed esposti a questo virus, riescono invece a mantenere la speranza. Questo perché hanno affrontato tante difficoltà nella loro vita, hanno fatto esperienze di dolore e sofferenza e sono ancora qui. Molti lo dicono: è un brutto momento, ma noi ne abbiamo passati altri, se ci siamo riusciti noi ce la farete anche voi. Un messaggio bellissimo».

Ha altri consigli?

«Cercare di stare vicini, sostenersi, non abbandonare nessuno, sia in famiglia sia nella società. Servono solidarietà e comprensione anche nei confronti di chi ha atteggiamenti strani: cerchiamo di capire perché si manifestano, valutiamone gli aspetti positivi e negativi. Ognuno di noi deve mettere il suo pezzetto, così terremo insieme tutto». —

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