Appello di Aemilia, i giudici: "Pagliani assolto perché manca la prova dell'appoggio alla cosca"

REGGIO EMILIA  L'ex consigliere di Forza Italia a Reggio Emilia Giuseppe Pagliani conosceva la caratura criminale dei fratelli Sarcone, Nicolino e Gianluigi, e prese parte alla cena del 21 marzo 2012 con il "gotha della cosca".

In quell'occasione venne sicuramente stipulato un accordo, ma, in quella fase, con un contenuto generico: il politico avrebbe sostenuto pubblicamente la tesi degli imprenditori cutresi ingiustamente perseguitati dalle interdittive prefettizie e in cambio questi lo avrebbero «mandato in cielo con i voti». Non è emersa però «prova sufficiente», secondo la Corte di appello di Bologna che ha assolto Pagliani nel processo bis, «che tale patto fosse stato effettivamente onorato».

A questa pronuncia si è arrivati a quasi sei anni dall'arresto di Pagliani per concorso esterno in associazione mafiosa nell'operazione Aemilia contro la 'Ndrangheta in Emilia-Romagna. L'avvocato e politico reggiano venne assolto in primo grado dal Gup, in abbreviato. Fu poi condannato a quattro anni in appello. Ma la Cassazione annullò con rinvio, dicendo che dovevano essere risentiti alcuni testimoni e così si è arrivati, il 23 dicembre, alla nuova pronuncia di assoluzione, di cui sono state depositate le motivazioni.

«Quanto motivato dai giudici - dice Pagliani, difeso dall'avvocato Alessandro Sivelli - rispecchia quello che ho sempre sostenuto, ovvero di non essere mai stato in alcun modo la sponda politica e mediatica di un'associazione criminosa di stampo mafioso. La Corte di Appello infatti attesta che non vi è alcuna prova di un mio apporto fattivo all'attività dell'associazione criminale in questione e che io, oltre a non aver mai accettato di sottoscrivere né conseguentemente onorato alcun accordo con qualsivoglia consorteria mafiosa, non ne ho mai ricevuto in cambio favori di sorta».

«So - continua Pagliani - che nessuno potrà restituirmi il tempo perso e la sofferenza subita a causa di un giogo che mi ha inutilmente e indebitamente tolto serenità ed energie per sei lunghissimi anni. Rimane il piacere per avere per l'ennesima volta la conferma del fatto che sebbene le persone per bene possano essere perseguitate per anni ed accusate ingiustamente, arriva sempre il momento in cui il bene vince».