Grimilde, Ghini non si astiene e rimane a presiedere la Corte

Respinta l’istanza per incompatibilità avanzata in aula dalla pm antimafia Ronchi Tardiva la richiesta di patteggiamento (1 anno e 6 mesi) da parte di un imputato 

Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA. Ultima udienza ieri – nel contesto del rito ordinario di Grimilde – dedicata alle eccezioni preliminari e sono state 4 ore molto battagliate.


In particolare, a sorpresa la pm Beatrice Ronchi, con un’istanza, ha sollecitato l’astensione del presidente Giovanni Ghini, facendo riferimento a questioni di incompatibilità in quanto il magistrato si è già espresso, con sentenza, su due vicende di ’ndrangheta (una del 2005 legata all’operazione Edilpiovra in cui non venne riconosciuta l’associazione mafiosa per i cinque imputati e l’altra del 2020 riferita ad Aemilia bis con le cinque assoluzioni dall’accusa di intestazioni fittizie), mettendo anche in discussione la decisione presa dal collegio giudicante l’8 febbraio, quando per competenza territoriale il procedimento è stato spezzato e due capi d’imputazione verranno discussi a Mantova e Bergamo. «La connessione si valuta fra reati e non sulle aggravanti – ha specificato la pm Ronchi – e la giurisprudenza da Aemilia in poi riconosce come competente il tribunale dove l’associazione mafiosa esprime la propria forza d’intimidazione, indipendentemente dal luogo dove avviene il fatto». Tesi sostenuta anche da due legali di parte civile, mentre l’avvocato Carmine Curatolo (difensore di Francesco e Paolo Grande Aracri) si è opposto: «Nell’ordinamento non esiste l’invito ad astenersi: il giudice o si astiene oppure ne si chiede la ricusazione». Dopo una lunga camera di consiglio la Corte ha respinto la sollecitazione all’astensione. «Il giudice che in un processo abbia affermato l’esistenza o l’inesistenza di un’associazione mafiosa, pronunciandosi debitamente sotto il profilo processuale – si domanda il presidente Ghini – in tutti i processi successivi, in cui si faccia questione di quella stessa associazione, deve astenersi per gravi motivi di convenienza, e si espone almeno a una (fondata) sollecitazione all’astensione, in un caso da parte delle difese, nell’altro da parte del pm? La domanda non è teorica neppure in rapporto alla più radicale alternativa esistenza/inesistenza, perché nella motivazione della sentenza Aemilia bis, collegio da me presieduto, si legge “benché il tribunale non dubiti minimamente che l’associazione mafiosa cui fanno riferimento le imputazioni sia esistita”. Pur non potendo attingere a una prassi consolidata – conclude – devo azzardare una risposta negativa, se non altro perché quella positiva, eretta a principio, renderebbe impossibile l’organizzazione del lavoro in molti tribunali, compreso il nostro». Ritenuta poi inammissibile, perché tardiva, la richiesta di patteggiamento (1 anno e 6 mesi, con pena sospesa) avanzata dal 53enne Giordano Nunzio tramite il difensore Nino Ruffini. Dalla prossima udienza si entrerà nel vivo, con la deposizione di un commissario della Mobile che farà un inquadramento generale dell’operazione Grimilde. —

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