Aiuto ai senzatetto Dieci quelli accolti grazie al progetto “Reggiane Off”

L’assessore Daniele Marchi ha stilato un primo resoconto Un centinaio le persone che vivono nell’ex area industriale

REGGIO EMILIA. Sono una decina le persone senza dimora, provenienti dalle ex Reggiane, che sono state accolte nelle strutture della rete per l’accoglienza invernale. È ora in programma un potenziamento e un prolungamento dei percorsi di accoglienza, per evitare il ritorno di queste persone nei capannoni abbandonati.

È quanto è emerso ieri in consiglio comunale, dove l’assessore al Welfare Daniele Marchi è intervenuto a seguito di una mozione sul tema “ex Reggiane”, presentata dai consiglieri di maggioranza Ghidoni, Mahmoud, Claudia Aguzzoli, Cantergiani, Pedrazzoli, Burani.


Marchi ha anche fatto un primo resoconto dell’attività della Cabina di Regia, indicata dal Protocollo di collaborazione fra Comune e Ausl, Diocesi, Regione e Stu Reggiane spa per attuare il progetto “Reggiane Off”, convocata nei giorni scorsi dal sindaco Luca Vecchi per impostare il programma delle attività e definire le priorità. Per il ruolo di coordinatore operativo del progetto, è stato scelto l’ingegner Massimo Repetti.

«Reggiane Off è un progetto di comunità. Non è uno sgombero e nemmeno una deportazione - ha spiegato l’assessore - Parallelamente sono già avviate le prime operazioni di accoglienza delle persone e di messa in sicurezza dell’area abbandonata dell’ex Reggiane».

Il progetto prevede la costituzione di Corridoi umanitari per il graduale e progressivo trasferimento e, ove possibile, l’inclusione sociale e lavorativa, il miglioramento delle condizioni igieniche e abitative, delle decine di persone senza tetto insediatesi nell’area, oltre alla messa in sicurezza della stessa area dismessa.

Nel corso di una riunione della Cabina di regia, è emerso che le persone insediate in maniera stabile alle ex Reggiane sono circa un centinaio.

È stata definita, in linea con il Protocollo di collaborazione, una prima serie di azioni urgenti: rafforzamento ulteriore dei presidi di sicurezza sanitaria, anche in materia di prevenzione anti-Covid-19, e potenziamento delle misure igieniche con la dotazione ulteriore di servizi.

Stesso discorso per le misure di igiene e decoro urgenti, riguardanti gli spazi, per garantire «le condizioni sanitarie minime accettabili» e ridurre i rischi epidemici: rimuovere i rifiuti, convogliare gli scarichi delle acque sporche evitandone la diffusione sul suolo, garantire punti acqua potabile esistenti con analisi periodiche, potenziare l’offerta di docce all’esterno del perimetro ex Reggiane.

Nello stesso tempo, si avvieranno le relazioni con le persone in vista del loro trasferimento e l’avvio del progetto di inclusione sociale.

Il metodo stabilito prevede non un approccio indifferenziato, ma definito persona per persona e luogo per luogo: si interverrà quindi su una zona alla volta dell’area dismessa e quindi su piccoli gruppi di persone volta per volta, avviando con loro il “Corridoio umanitario” di uscita e inserimento o reinserimento lavorativo, sociale ed economico.

Una volta rilasciata la singola porzione (capannone o altro edificio), si procederà a “sigillare” (o se possibile demolire) l’immobile, creando le condizioni fisiche (ad esempio, muratura di ingressi e finestre) e di sorveglianza (anche con telecamere) per evitare la rioccupazione irregolare dell’immobile e il ricrearsi di condizioni di degrado.

L’avvio di queste operazioni è già avvenuto partendo dalla zona sud-est dell’area, quadrante direttamente interessato dalle attività di cantiere portate avanti in parallelo da Stu Reggiane spa. —

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