Lily è stata uccisa con un forte pugno

Tace l’uomo accusato dell’omicidio della donna in Argentina. Una manifestazione femminista ha bloccato la scarcerazione di Aldeco

CANOSSA. Ha taciuto davanti al giudice, Ignazio Emilio Aldeco, l’uomo di 45 anni arrestato per l’omicidio della 54enne Liliana Beatriz Stefanatto, avvenuto il primo di febbraio a Villa Maria, in Argentina. L’uomo è tutt’ora in carcere, nonostante il tentativo dei suoi legali di farlo scarcerare.

La donna, da tutti conosciuta come “Lily”, per lunghi anni, prima di rientrare in Argentina, aveva vissuto a Canossa dove, con il compagno Vittorio Grizzi, aveva avuto due figli: Andrea, morto a 21 anni il 13 dicembre scorso in seguito a un incidente in moto, sulla provinciale 513, e Linda, 24 anni. La ragazza in meno di due mesi ha perso in circostanze tanto tragiche il fratello e la madre. E ora invoca sia fatta giustizia.


Aldeco, chiamato davanti al giudice il 25 febbraio scorso, non ha voluto rilasciare alcuna deposizione, in giorni in cui in Argentina il movimento femminista si organizza e marcia per le strade per denunciare anche l’immobilismo di governo e forze dell’ordine in merito a un fenomeno, quello del femminicidio, che in Argentina conosce numeri drammatici.

Qualche giorno prima, il 17 febbraio, una imponente manifestazione di questo movimento si è svolta proprio davanti al tribunale di General Paz Street a Villa Maria, quando già si era diffusa la voce del rischio della liberazione di Aldeco.

A quel giorno erano già 35 le donne ammazzate a Cordoba, di cui Villa Maria è un distretto, dall’inizio dell’anno: una ogni 29 ore, denunciavano le femministe. Un tema caldo, capace di incidere sull’elettorato, e non a caso il 28 febbraio scorso il governo argentino ha annunciato la costituzione di un consiglio federale ad hoc, per la prevenzione dei femminicidi.

Sull’onda emotiva, il caso Stefanatto è diventato una sorta di bandiera in grado di influenzare anche l’andamento delle indagini, partite con un rapido arresto, ma poi arenatesi in una sorta di limbo.

Nei giorni successivi all’arresto si è chiarito che il trauma alla testa che ha portata la donna a una lenta morte non sarebbe stato provocato da un martello o una mazza, bensì da un pugno inferto con estrema violenza.

Resta il fatto che chi l’ha colpita l’ha vista agonizzante e non ha fatto nulla per aiutarla. Una ulteriore aggravante, dal punto di vista processuale. Ad incastrare Aldeco, le immagini di videosorveglianza, abiti sporchi di sangue della vittima che l’uomo aveva a casa e tracce di sangue sulle sue scarpe nell’immediatezza del delitto.

Per cercare di sviare le indagini, secondo chi indaga – ma ne è convinta anche Linda – ha attuato una messinscena, andando dalla vicina della Stefanatto e mostrandosi tanto preoccupato da convincerla a dargli la copia delle chiavi dell’appartamento della donna e far ritrovare così il cadavere. —


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