«La ’ndrangheta esiste eccome e ha fatto del male a Brescello»

Processo Grimilde. L’opposizione: «Non ci hanno fatto parlare in Consiglio, e invece dovevano». Il Gruppo di discontinuità: «Qui la mafia esiste, cos’altro deve succedere?»

BRESCELLO. Le recenti polemiche riguardanti la sentenza dell’inchiesta “Grimilde” si sono trascinate anche in consiglio comunale, dove mercoledì sera il gruppo d’opposizione “Brescello riparte” avrebbe voluto discutere di quanto emerso sulla stampa negli ultimi giorni. In particolare, il gup Sandro Pecorella, nelle oltre 1.400 pagine in cui si motiva la sentenza del processo Grimilde, dice che «in pochi hanno denunciato la ’ndrangheta a Brescello».

«PRENDIAMO LE DISTANZE»


I consiglieri Paola Montanari, Sara Montali e Alessandro Sacchi hanno affidato alla pagina Facebook del gruppo il proprio sfogo, affermando che la proposta di intervento – richiesto dopo le iniziali comunicazioni della sindaca Elena Benassi – è stata respinta per ragioni di regolamento, «nonostante il regolamento lo preveda». Scrivono i consiglieri di opposizione: «Prendiamo atto della convocazione della commissione mista per la legalità per giovedì 18 marzo nella quale, assieme all’avvocato Tesoriero, avremo modo di approfondire la sentenza del processo Grimilde, ma anche le dimissioni dalla commissione di Agende Rosse, oltre che l’aggiornamento sui beni confiscati e le proposte per le attività della commissione. Prendiamo le distanze da dichiarazioni rilasciate alla stampa da alcuni concittadini. Ci riferiamo in particolare a quanto dichiarato riguardo agli imputati condannati dal processo Grimilde che “non hanno fatto male al nostro paese”. Come pure ci sembra grave la manifestazione di “fastidio”, da qualunque parte essa provenga, per l’attenzione mediatica che ha fatto seguito alle dichiarazioni del giudice sull’indifferenza che i cittadini brescellesi avrebbero dimostrato verso le infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. Proponiamo di votare nel prossimo consiglio comunale la presa di distanza decisa da queste affermazioni».

«Qualcuno – aggiungono – crede che non sia necessario sottoporci, come amministrazione, al “tampone antimafia”. Crediamo invece, per quello che è successo e che potrebbe ancora succedere, che al tampone antimafia ci dobbiamo sottoporre tutti i giorni. Questo si traduce nell’impegno a evitare qualsiasi comportamento o decisione che possa prestare il fianco ad altri tentativi di infiltrazioni mafiose, ma anche nell’affermare con fermezza che rispettiamo le sentenze e che l’analisi impietosa della realtà consegnataci dalla sentenza stessa deve servirci da stimolo».

«PAROLE SENZA SENSO»

Le dichiarazioni rilasciate da alcuni brescellesi nei giorni scorsi – successive a quanto emerso dalle carte dell’inchiesta Grimilde – non hanno lasciato indifferente Lorella Galli, del “Gruppo di discontinuità”. Un gruppo che lei stessa ha fondato, dopo lo scioglimento del Comune, assieme al marito Paolo Monica, di cui è vedova da circa un anno. «Ho aspettato di proposito ad esprimermi – spiega Lorella Galli – perché volevo rendermi conto se qualcuno, Catia Silva a parte, si schierava in altro modo rispetto alle tante parole davvero senza senso che alcuni cittadini hanno espresso a proposito della mafia nel nostro Comune. Parlerò al plurale perché Paolo, mio marito, avrebbe condiviso quello che scriverò. Prima di tutto, disapproviamo totalmente le opinioni che hanno espresso alcuni cittadini nelle interviste di questi giorni. Siamo nel 2021 e sono passati 5 anni dal 2016, anno in cui il nostro Comune è stato sciolto per ingerenze della criminalità organizzata. L’atto ufficiale che ha sciolto il Comune è il Decreto del presidente della Repubblica del 20 aprile 2016, nel quale si analizzano episodi, atti, avvenuti in diversi anni da parte delle amministrazioni che ci hanno governato. Di conseguenza nessuno si è inventato nulla. Quanti cittadini lo hanno letto? La mancanza di conoscenza non può portare a nessuna conclusione da parte di chi non sa. La mafia a Brescello esiste, e non da ora. Episodi gravi fin dal lontano 1992 hanno messo in luce che anche nel nostro Comune la criminalità organizzata “lavora”. Ci chiediamo: com’è possibile che oggi siamo al punto di ieri? Cosa deve succedere per fare prendere coscienza ai tanti che la mafia a Brescello esiste? Non bastano più i processi che hanno condannato, chiarito, motivato? Non vogliamo entrare nel discorso generale delle associazioni locali, chiesa, scuola, perché ci siamo già espressi su certi loro atteggiamenti negativi, ma vogliamo rimanere tra la gente. Chi ha presentato ricorsi contro lo scioglimento li ha persi, chi ha ricevuto minacce contro la propria vita ha vinto. Noi siamo sempre stati e saremo sempre al fianco di Catia Silva, Donato Ungaro e saremo sempre contro la mafia e i suoi mafiosi. I danni che provoca la mafia – conclude Lorella Galli – sono anche questi: i discorsi di quei cittadini. Ed è anche questo che vuole la mafia: “far credere di essere brave persone”. E voi a chi credete: ai processi che documentano e condannano quello che “queste brave persone” hanno fatto, o a “loro”? Nel nostro Comune c’è bisogno di una forte riscoperta di moralità, giustizia, verità. Senza questi valori ci sono solo cinismo, ipocrisia, ignoranza. Ma soprattutto la “parola” è la manifestazione del nostro pensiero ed è indispensabile accompagnarla dalla conoscenza dei fatti, soprattutto quando si parla di mafia e mafiosi». —

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