Contenuto riservato agli abbonati

La storia della reggiana Alice Pignagnoli: «Incinta di 7 mesi ho firmato il contratto»

Il portiere del Cesena: «Sono amareggiata per ciò che è successo a Lara, c’è ancora molto da fare anche nello sport»

REGGIO EMILIA. «Leggendo quanto successo a Lara Lugli sono rimasta molto amareggiata nel sapere che in uno sport come la pallavolo, dove il movimento femminile è di spicco, siamo ancora fermi a questo punto. Le lotte non sono mai abbastanza. C’è ancora molto da fare».



Madre della piccola Eva, di soli sette mesi, e colonna che difende i pali del Cesena Calcio femminile, la società di serie B che l’estate scorsa, quando era incinta, le ha riconfermato il contratto. A parlare è Alice Pignagnoli, calciatrice reggiana, vincitrice anche di uno scudetto e di una Supercoppa Italiana con la maglia della Torres.



«Quello che è avvenuto a Lara è un’assurdità, da quando sono madre mi sento più forte di prima», aggiunge Alice, tornata sui campi da allenamento a soli quaranta giorni dal parto, recuperando presto la forma per poi disputare di nuovo una partita ufficiale dopo circa tre mesi, il 19 novembre scorso in Coppa Italia, contro quel Milan con il quale aveva militato anni prima.

Una vicenda in questo caso terminata a lieto fine, iniziata nel novembre dell’anno precedente, quando Alice scoprì di essere incinta a seguito di accertamenti disposti dopo uno scontro sul campo, durante una partita a Roma, a causa del quale perse coscienza per qualche minuto. La piccola Eva è nata ad agosto.

«Scoprii di essere incinta di sei settimane – ricorda – smettere temporaneamente di giocare, per me che mi allenavo tutti i giorni, è stato uno shock. La prassi in quel periodo per le calciatrici prevedeva una risoluzione consensuale del contratto. Mi sono trovata con una bambina nella pancia e senza avere un guadagno. La società però decise di tenermi, rimborsandomi le trasferte e facendomi partecipare alla vita della squadra. Per me è stato un gesto fondamentale. Hanno riconosciuto il valore umano della persona. Devo ringraziare la lungimiranza e il coraggio della nostra team manager, Manuela Vincenzi, e di suo marito, il presidente della società Massimo Magnani. Mi dicevano che con la nascita di Eva avrebbero avuto una giocatrice in più, l’Alice calciatrice e l’Alice mamma».



Un riconoscimento “informale” al quale da giugno – sempre durante la gravidanza – è seguito anche un rinnovo contrattuale per la stagione 2020-2021 che in qualche modo ha fatto da apripista per l’acquisizione di diritti nel mondo del calcio femminile, da sempre in lotta per diventare un movimento professionistico, dal momento che negli accordi economici fra società e calciatrici è stato successivamente inserito un articolo, il numero 8, nel quale si esplicita che in caso di gravidanza gli stessi accordi economici non possono essere risolti.

Un passo avanti verso quel riconoscimento di diritti troppo spesso negati alle donne, come ammette la stessa Alice, non solo nel mondo del pallone, considerato dall’opinione pubblica tradizionalmente – e ingiustamente – solo appannaggio del genere maschile: «Ho tante amiche fra i 30 e 40 anni che faticano a trovare lavoro per questo motivo. Nel mondo delle aziende spesso le donne in gravidanza sono demansionate o lasciate a casa. Io mi sento meglio di prima che restassi incinta. E vorrei che la mia vicenda rappresentasse per le donne, ma anche per le società sportive, un esempio positivo. In troppi pensano che la gravidanza sia un problema, bisogna invece cominciare a capire che si tratta di un’opportunità. E bisogna superare quella sensazione di senso di colpa che spesso proviamo noi donne, che ho provato anch’io quando hanno deciso di rinnovarmi il contratto pur non potendo fornire ancora la prestazione sportiva». Domenica prossima Alice Pignagnoli tornerà a Roma. Rispetto al match in cui scoprì la sua gravidanza, questa volta sarà sul campo di Formello, sfidando la Lazio femminile.

«Quando sono tornata in campo contro il Milan, il 19 novembre, ero molto nervosa. Era un momento che aveva aspettato da tempo. Poi una volta cominciata la partita mi sembrava di non avere mai smesso. Eva è bravissima, sono fortunata. Attualmente ogni giorno faccio quattro ore di treno da Reggio a Cesena per andare ad allenarmi. Da quando sono mamma, sono in campo regolarmente. Ma da quando sono mamma mi sento anche e soprattutto una persona e una calciatrice migliore». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA