«Il Papa in Iraq scrive una pagina storica»

Il vescovo Massimo Camisasca sul viaggio apostolico del Pontefice: «Esprimo profonda commozione»

REGGIO EMILIA. «In questo modo il Papa si è posto davanti agli occhi del mondo come testimone di Cristo e guida di tutti coloro che vogliono credere alla possibilità di una nuova pagina della storia degli uomini». Così il vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, Massimo Camisasca, commenta il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq, dove il Pontefice ha trascorso il suo ultimo giorno, spostandosi nel nord del Paese, tra il Kurdistan iracheno e la Piana di Ninive.

Fra le tappe del Pontefice, anche una visita a Mosul per pregare per le vittime delle guerre, per poi spostarsi in seguito a Qaraqosh per incontrare i cristiani scacciati dalle loro case dall’Isis. Infine la tappa a Erbil, per la messa in programma allo stadio, alla presenza di circa 10mila fedeli, in quello che è stato l’unico appuntamento con molte persone (lo stadio ne può contenere 30mila ma per il rispetto delle norme anticovid le presenze sono state ridotte).


La presenza di Bergoglglio è stata accolta da un silenzio generalizzato da parte delle autorità irachene, ma anche da molti commenti, più o meno favorevoli a seconda dello schieramento politico, da parte dei giornali e dei medie del Paese mediorientale.

Un viaggio di tre giorni fra le ferite e le macerie di guerra, fra i numerosi pericoli che hanno reso necessario un grande spiegamento di militari per scacciare la preoccupazione che qualche cellula dormiente terroristica possa rovinare la visita apostolica: una visita affrontata da Bergoglio per dare segnali di speranza, fiducia e vicinanza alla comunità cristiana irachena, dove alcune minoranze come quelle degli yazidi, hanno subito sotto le minacce del Califfato una delle persecuzioni più efferate degli ultimi anni.

«Desidero esprimere la profonda commozione mia e di tutta la nostra Chiesa per il viaggio che il Santo Padre sta compiendo in Iraq», afferma monsignor Camisasca, che affida la sua riflessione a una nota diffusa ieri pomeriggio dalla Diocesi.

«Tale commozione nasce da due ragioni – aggiunge il vescovo reggiano – In primo luogo è un viaggio coraggioso e pericoloso, ma è stato sostenuto da un desiderio profondo del Papa di essere presente là dove le comunità cristiane sono state così provate, martoriate e martirizzate».

Per Camisasca si tratta di «una testimonianza di vicinanza al dolore e al cammino della Chiesa che dà speranza e apertura di cuore a tutti i cristiani nel mondo, soprattutto a coloro che soffrono».

Quanto alla seconda ragione di commozione, invece, per il vescovo di Reggio Emilia e Guastalla è da ricercare «nell’incontro che il Papa sta favorendo tra le religioni e in particolare tra la comunità cristiana e le comunità islamiche. Senza minimizzare le differenze, egli spinge ad una alleanza per la pace e per la costruzione di una società nuova in cui non dominino più le guerre e le distruzioni».

Per Camisasca «in questo modo il Papa si è posto davanti agli occhi del mondo come testimone di Cristo e guida di tutti coloro che vogliono credere alla possibilità di una nuova pagina della storia degli uomini». —


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