Alberto Poletti muore a 49 anni per un malore improvviso

Conosciutissimo venditore ambulante di frutta e verdura e tifoso della Reggiana è stato stroncato da un infarto. Cordoglio in montagna. Domattina il funerale

VENTASSO. Una persone generosa, solare e pronta a vivere a pieno tutte le sue passioni. È l’intera montagna a essere a lutto per la morte improvvisa del 49enne Alberto Poletti, residente a Vallisnera di Collagna, ucciso da un infarto nelle prime ore di ieri. Un malore brusco, giunti di botto, senza sintomi nei giorni precedenti e risultato fatale per un conosciutissimo tifoso della Reggiana, una persona da sempre impegnata in politica, fedele ai suoi valori di sinistra, stimata in tutto l’Appennino per il suo carattere. Per anni ha lavorato come venditore ambulante di frutta e verdura, girando tanti paesi della montagna con il suo camioncino, borgo dopo borgo; un’attività che aveva contribuito a renderlo un volto noto.

Poletti lascia la compagna Monica, papà Renato e mamma Nicoletta, il fratello Andrea (anche lui residente a Vallisnera) con la cognata Francesca e i nipoti Stefano e Giulia. Domani il funerale: il corteo funebre partirà alle 9.15 dalle camere ardenti dell’ospedale Sant’Anna per la chiesa di Vallisnera, uno dei borghi antichi e più elevati come altitudine dell’intero territorio reggiano. Al termine della funzione, la salma verrà inumata nel piccolo cimitero locale.


Alberto era nato alla Spezia, la città ligure in cui la sua famiglia si era trasferita per lavoro, come tanti migranti montanari hanno fatto negli anni ’50 e ’60, ma la sua casa era Vallisnera, e lì è tornato non appena è stato possibile. La montagna era un grande amore, meta di camminate, giri e compagnie; la conosceva benissimo, in ogni sua zona, in particolare nell’area del Ventasso, quella che troneggia su Vallisnera. Tifosissimo della Reggiana Calcio sin da ragazzino, è stata presenza fissa della Curva Sud sino a quando le partite sono rimaste aperte al pubblico, senza mai perdersi un impegno nonostante le distanze. Da sempre coltivava un forte interesse per la politica, orgoglioso delle sue idee di sinistra e delle radici partigiane della sua zona; un tatuaggio di Che Guevara sulla spalla sinistra come segno distintivo. Il suo carattere vivace, screziato di ironia e capacità di sorridere, lo rendeva un interlocutore piacevole e gioviale in tutte le circostanze. Non a caso pure in un mondo come quello del tifo calcistico il cordoglio per la sua scomparsa è stato trasversale e unanime. Al dolore collettivo, nel pomeriggio di ieri, si è unito anche il sindaco del Comune di Ventasso, Antonio Manari. E ieri sera i giocatori della Reggiana, in occasione del match casalingo con il Lecce, hanno deposto un mazzo di fiori davanti alla Curva Sud. —


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