«Agende Rosse cerca visibilità. Da loro nessuna proposta»

L’amministrazione comunale replica all’associazione dopo l’annuncio dell’uscita dalla Commissione legalità per scarsa discontinuità dalle giunte precedenti

BRESCELLO. Dopo la presa di posizione del gruppo “Rita Atria” di “Agende Rosse”, che ha abbandonato la Commissione legalità del Comune, arriva la presa di posizione della giunta, che replica con toni altrettanto perentori alla lettera del gruppo, con la quale è stato sancito il “divorzio”. La giunta risponde sottolineando le azioni di questi anni e lancia ad Agende Rosse l’accusa – non certo velata – di voler polemizzare solo per avere visibilità.

polemiche strumentali


«La scelta di Agende Rosse di abbandonare la commissione mista per la Legalità istituita nell’estate 2018 – si legge nella nota stilata dal Comune – non è una buona notizia; ma era nell’aria da tempo. Forse fin dal momento del loro ingresso in commissione, quando avevano posto come condizione di approfondire “l’analisi dello scioglimento del Comune e della ricerca Cross del professore Nando Dalla Chiesa”, pensando forse di trovare su questo qualche contrarietà. Nessun “malumore” invece; e nessuna difficoltà ad affrontare la storia recente del nostro Comune; a patto che l’ottica fosse sempre rivolta a costruire il futuro, piuttosto che a cercare strumentali polemiche attraverso la rilettura del passato. Ma quale fosse l’intenzione di questa proposta, lo esplicitano bene le dichiarazioni rilasciate alla stampa del 7 marzo: la volontà di polemizzare sulla composizione della giunta comunale e sulla presunta “continuità” con il passato. Ma per fare questo, Marga Maria Venturi e – soprattutto – Nicola Bolzoni devono chiudere gli occhi sui fatti: devono nascondere che il Comune di Brescello è parte civile in tutti i procedimenti giudiziari che hanno coinvolto il proprio territorio. Anche quello relativo agli omicidi del 1992 in cui il nostro Comune è stato il solo ente locale ad essersi costituito in giudizio. Devono negare le prese di posizione della sindaca e degli amministratori a proposito delle indagini Grimilde e Farmabusiness; devono accusare di non aver stigmatizzato fatti come quelli avvenuti nell’aprile 2019, su cui peraltro le dichiarazioni di Elena Benassi sono state inequivocabili. Devono svilire – e questo è gravissimo – il significato della lettera aperta inviata ai cittadini di Brescello un anno fa, banalizzando persino l’azione costante svolta dall’amministrazione e dalle forze dell’ordine circa il manifestarsi di segnali di potenziali fenomeni di illegalità nel territorio».

«I problemi che l’uscita di Agende Rosse solleva – prosegue la nota – sono però di due ordini: il primo riguarda la sua capacità di produrre risultati concreti. Perché il 5 gennaio scorso una lettera dell’amministrazione comunale a tutti i membri della commissione sollecitava la messa a punto di progetti e programmi di lavoro sui temi a cui era stata data la priorità nell’azione della commissione stessa. I soggetti che si sono impegnati a lavorare sul tema dei beni confiscati (da Libera all’istituto Cervi, a Cgil, Cisl e Anci) hanno operato concretamente, partecipando anche a incontri con la Regione, da cui in questi giorni stanno scaturendo soluzioni concrete circa la possibilità di completare il processo di recupero avviato sugli immobili di via Breda Vignazzi. Sul tema affidato ad Agende Rosse – quello appunto dello scioglimento del consiglio comunale del 2016 – non è stata formulata alcuna proposta. Eppure sappiamo della disponibilità del professor Nando Dalla Chiesa a fornire il proprio contributo di riflessione e di esperienza; perché il dialogo con il professore si è mantenuto aperto in questi anni con la nostra amministrazione, a cui egli ha affidato proposte che, anche in questi tempi difficili, stanno giungendo a compimento. Invece, inspiegabilmente, anziché una proposta di lavoro, Agende Rosse ha prodotto la comunicazione del 27 febbraio da cui traspare la polemica anche nei confronti di Anpi, Auser e Cgil, colpevoli di non aver mostrato sufficiente interesse ai contenuti della ricerca Cross».

l’impegno quotidiano

«Il secondo problema – sottolinea la giunta – è invece relativo al rapporto con la pubblica amministrazione. Se l’impegno costante è quello di trovare elementi di polemica anziché occasioni concrete di lavoro quotidiano, allora c’è da interrogarsi su quale senso si dia all’impegno antimafia; che richiede costanza di lavoro, chiarezza di idee e poca visibilità. Perché non si va sulle pagine dei giornali, né in televisione, con l’azione quotidiana contro la criminalità organizzata. E invece forse è la visibilità che a volte alcuni cercano; e per conseguirla non si esita a toccare temi per lo meno impropri, come quello delle iscrizioni alle scuole comunali di Brescello. Un tipo di polemica – ce lo si consenta – che il signor Bolzoni sta portando avanti fin dalla campagna elettorale del 2018. E questo la dice lunga sul suo atteggiamento e sui suoi reali obbiettivi. La comunicazione inviata il 4 marzo scorso dall’amministrazione comunale ai componenti della commissione per la Legalità si concludeva con la richiesta ad Agende Rosse di un supplemento di riflessione, senza peraltro giudicare o criticare le motivazioni della scelta compiuta. Se la risposta è quella contenuta nelle dichiarazioni del 7 marzo, è invece evidente che quelle dimissioni erano meditate da tempo e che il loro scopo non era di sollecitare e stimolare il lavoro del Comune e della commissione, ma di avere una visibilità che forse da qualche tempo mancava; il che significa tuttavia privilegiare la ricerca di una effimera presenza sui mass media a scapito dell’impegno quotidiano ed efficace che il contrasto alle mafie richiede. E in questo non rivive certo lo spirito di Paolo Borsellino a cui le Agende Rosse vorrebbero ispirarsi». —

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