Reggio Emilia, Mancuso stronca l’appello di Camisasca: «Punto immorale della dottrina cattolica»

Il teologo critica duramente la “campagna di preghiera”. Il vicario del vescovo: «Significato travisato da un taglio nel testo»

REGGIO EMILIA. «Il vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, ha dichiarato che “Dio si serve del male per la nostra conversione”. Il video con le sue parole si trova facilmente in rete. È terribile. Dio si servirebbe delle morti e delle malattie di alcuni per convertire altri. È il punto più disumano e immorale della dottrina cattolica». La disputa teologica è servita. Non usa mezzi termini il teologo, scrittore e docente universitario Vito Mancuso, stroncando duramente il testo di accompagnamento della “Campagna di preghiera” lanciata dal vescovo di Reggio e Guastalla, Massimo Camisasca. Un’iniziativa presentata pubblicamente da Camisasca venerdì scorso, a introduzione di una preghiera “Per la liberazione dalla pandemia nella conversione dei cuori” scritta dallo stesso vescovo reggiano, accompagnata da un appello rivolto «ai preti, diaconi, religiosi, laici della nostra Chiesa» e «a tutti gli uomini e le donne di buona volontà».

È proprio questo appello a finire sotto la lente critica di Mancuso, autore di un post pubblicato ieri su Facebook sia sulla sua pagina pubblica sia sul suo profilo personale, ottenendo numerose condivisioni, commenti e apprezzamenti, ma anche critiche alle quali il teologo risponde con commenti in cui chiarisce ulteriormente la sua posizione.


In particolare, il post di Mancuso si concentra su un passaggio nel quale Camisasca afferma che «benché Egli non sia l’origine del male, in questo mondo imperfetto, segnato dal peccato e dalla morte, Dio si serve del male per la nostra conversione, per richiamarci a ciò che è essenziale, a ciò che resta, alla vita che non finisce».

La dura critica di Mancuso non è passata inosservata dalle parti della Diocesi. E, a rispondere alle parole del teologo è don Daniele Moretto, vicario episcopale: «Dalla frase del vescovo viene tagliato un pezzo – replica don Moretto – in cui si specifica che Dio non è l’origine del male, travisando così il significato del testo. Senza quella parte si lascia intendere che il Signore agisca attivamente per il male, per la morte e per la sofferenza delle persone, con lo scopo di convertire. Non è questo il pensiero del vescovo, che viene travisato in maniera fuorviante. Si può entrare anche entrare nel merito di una disputa su argomenti come la bontà di Dio e la questione del male, dove la Chiesa registra posizioni diverse, ma mi sembra che sia stato seguito un procedimento esegetico scorretto».

Contattato dalla Gazzetta, Mancuso precisa che tornerà sul tema con un testo più ampio, motivando ulteriormente la sua posizione ed estendendo la sua critica all’intero impianto teologico sotteso alla “Campagna di preghiera” di Camisasca: «Si tratta dell’impostazione tradizionale, che però, a mio avviso, è insostenibile e sbagliata, perché attribuisce direttamente o indirettamente a Dio una volontà di male», secondo una visione che il teologo definisce «macchiavellica» e che «si basa su due presupposti: da un lato l’onnipotenza assoluta e dall’altro la bontà di Dio, altrettanto assoluta. Tenere insieme questi due aspetti è sempre stato difficile, ma dopo il ’900 è risultato impossibile, come ha dimostrato la teologia più evoluta». Per Mancuso, «il punto di fondo sta nel fatto che dire che Dio si serve del dolore e delle morti della pandemia per convertire gli uomini, vuol dire riprodurre un’immagine di Dio ambigua e immorale, secondo la quale il fine giustifica i mezzi. Si lascia intendere che Dio potrebbe fermare la pandemia, ma non lo fa per convertirci. È una visione che dal mio punto di vista favorisce l’ateismo e strumentalizza il dolore delle persone per salvare l’immagine di Dio tradizionale che vuole tenere insieme onnipotenza e bontà ma che si è rivelata insostenibile». —

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