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Delitto di Faenza, la compagna del presunto killer: «Spero non sia vero»

Da tre anni Pierluigi Barbieri vive con lei nell’appartamento di Bagno dove è stato arrestato. La donna: «Sto subendo attacchi, ora ho paura»

REGGIO EMILIA «Voglio che la gente sappia che io non c’entro nulla. Che tutto questo per me è uno shock, un trauma. Qualcosa di inimmaginabile. Vedo che le persone ora mi additano, mi evitano. Su Facebook sto ricevendo messaggi di ogni tipo. Ho paura, sto male, perché penso di non meritarmelo. Io sono estranea a tutto questo».

Ad aprirci la porta di casa e decidere di parlare è la compagna di Pierluigi Barbieri, il 53enne finito al centro della cronaca per l’omicidio di Ilenia Fabbri, la 46enne di Faenza uccisa all’alba del 6 febbraio scorso. Un delitto per il quale è accusato di essere il mandante l’ex marito della vittima, il faentino Claudio Nanni. Ma per gli inquirenti il sicario che senza pietà ha aggredito la donna nel suo letto mettendole le mani al collo, l’ha rincorsa per la casa quando lei ha reagito cercando di mettersi in salvo, l’ha tramortita sul pavimento e l’ha sgozzata tagliandole la gola con un coltello da cucina è Pierluigi Barbieri.

La polizia ha fatto irruzione nella palazzina a Bagno, dove l’uomo vive con la donna e la figlia di lei prima del sorgere del sole, mercoledì mattina, per eseguire l’ordinanza di arresto. «Mi hanno bloccato mentre stavo andando al lavoro – racconta la compagna –. Me li sono trovata nel parcheggio, saranno state le 4.20. Mi sono spaventata, ma poi si sono presentati. Ho detto: “Oddio cosa è successo?”. Ma di cosa viene accusato l’ho scoperto in questura a Reggio, diverse ore dopo. Lì, mi hanno solo detto che non erano venuti per me. Mi hanno preso le chiavi della macchina, quelle di casa e poi mi hanno tenuto in disparte. Mi sono solo raccomandata di fare attenzione perché in casa c’era mia figlia, di non spaventarla. Mi hanno assicurato che non lo avrebbero fatto e così devo dire è stato. Mi sembrava di essere dentro a un film».

È l’ultima volta che ha visto Pierluigi Barbieri. Tra i due in seguito l’unico contatto è stato un biglietto: «Me lo hanno fatto avere i poliziotti giovedì sera, con il numero dell’avvocato che ha incaricato. E dove ha scritto che di queste cose si occupa lui».

È nel salotto della stessa casa che due giorni prima è stata perquisita palmo a palmo e dove il 53enne è stato ammanettato dopo essere stato buttato giù dal letto, che la donna ci parla. Da dove, dice, aspetta di capire cosa deve fare. Da dove l’atrocità che racconta l’inchiesta di Faenza sul delitto di Ilenia sembra, per ora, ancora rimanere dentro al televisore spento. «Non riesco a guardare i telegiornali, non riesco ad affrontare questa cosa. Devo pensare a mia figlia, a tutelare la sua tranquillità» dice la donna.

In questo appartamento, da circa tre anni, madre e figlia vivono con Barbieri. «Abitava a Forlì quando ci siamo conosciuti, in passato ha vissuto per un lungo periodo a Novara – racconta –. Dopo un po’ che ci frequentavamo, che facevamo avanti e indietro, abbiamo deciso di vivere insieme qui da me. Si è trasferito, lasciando anche un lavoro ben retribuito».

Ma chi è Pierluigi Barbieri? Gli investigatori oggi lo definiscono un “picchiatore per pochi soldi”, uno secondo gli inquirenti che per soldi avrebbe ucciso.

«A vent’anni aveva preso una brutta strada, atti di bullismo e violenza. Anche perché da piccolo ha subìto dei soprusi che l’hanno portato ad avere tanta aggressività» spiega. Ma per la donna tutto questo faceva parte di un passato lontano. «Ora dicono che è un picchiatore? È qualcosa che non so. Però mi sembra assurdo. Lui piangeva per il cane...». È per questo che ha deciso di parlare. «In questi giorni tante persone mi hanno scritto su Facebook cose terribili, tanti li ho bloccati. “Come fai a stare con un assassino?”, “Ti piacciono gli assassini?”, “La prossima sei tu, schifosa”.Ma io vorrei dire che l’uomo che ho conosciuto io è sempre stato a favore delle donne. Di fronte alle cose che succedevano, come i femminicidi, lui imprecava, diceva “bastardo”. L’ho sentito io! L’ho detto anche a chi mi ha interrogato, in questura: in tre anni non l’ho mai sentito una sola volta dire qualcosa fuori dal seminato. Se sono stata con questa persona è perché ho visto il buono. Con me è sempre stato un uomo rispettoso, perfetto. E adesso tutto questo mi sembra incredibile», racconta.

Un quadro che stride con i fatti di cui è accusato: un efferato omicidio per il quale gli investigatori parlano di un grave quadro indiziario. Anche per quei riscontri della presenza di Barbieri a Faenza, intorno all’orario dell’omicidio e dei contatti con Nanni. Dov’era il 53enne nelle prime ore del 6 febbraio quando Ilenia è stata uccisa?

«Mi hanno fatto tante domande anche in questura. Le indagini sono in corso. Io non ricordo. Certo, succedeva che andasse in Romagna per le udienze in tribunale. Di notte? A volte non dormiva per i disturbi che ha, si alzava, andava in garage a trafficare con la moto. Mi ero abituata...» spiega. E poi c’è quella condanna in primo grado, per un pestaggio a Predappio di un anno fa. «Io quella situazione l’ho seguita – spiega – è stato condannato a cinque anni e quattro mesi perché aveva precedenti. Ma su questa cosa è come se si fossero accaniti. Tutti quelli che erano lì con lui lo hanno scagionato: lui era rimasto in macchina. È negli atti. Ha fatto appello. Dicono che ha rotto le mani a una persona, ma non è vero».

La donna racconta che qualche anno fa Barbieri ha avuto un grave incidente in moto – «che lo ha anche fatto finire in coma e che gli ha lasciato diversi disturbi, ha problemi di memoria, dimentica tutto» – ma anche una patologia psichiatrica. «Viviamo anche grazie alla sua pensione di invalidità. A causa di questi suoi disturbi è complicato per lui anche trovare un lavoro».

Durante la perquisizione, sono stati trovati dei soldi. «Non sapevo ci fossero – ammette – ma non mi fa strano: era abituato a tenersi i suoi risparmi a disposizione».

E Claudio Nanni? «No, io non lo conosco, assolutamente. So solo che loro si conoscevano, per questioni di moto».

Conclude, infine, la donna: «Non posso farmi prendere dall’angoscia sennò non vado più avanti. Lo devo fare per me e per mia figlia. Ma mi sconvolge anche solo pensarci. Io non credo che sia possibile tutto questo, è qualcosa di più grande di quello che potrei sopportare. Io spero che venga fuori qualcosa che lo scagioni, che ci sia stato un errore. Sennò sarebbe davvero troppo». —

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