Covid, record di contagi ma Reggio Emilia resta arancione scuro

REGGIO EMILIA  L'Emilia-Romagna non diventerà tutta zona rossa ma ad ovest rimanere arancione. Una grossa differenza, mantenendo così le scuole 0-6 aperte così come i negozi.

La decisione è dovuta anche alle differenze che ci sono fra i vari territori della provincia: per Bologna e Modena, le due zone maggiormente sotto pressione, è già infatti stata istituita la zona rossa, così come Ravenna, Forlì-Cesena diventeranno rosse. Reggio Emilia, invece, resta in arancione scuro. Non si esclude, peraltro, che nei prossimi giorni vengano presi in considerazione ulteriori, localizzati, inasprimenti delle restrizioni.

PICCO DEI CONTAGI Certo è che i nuovi casi non sono mai stati così tanti in un giorno in Emilia-Romagna: i nuovi contagiati sono stati 3.246 nelle ultime 24 ore, con cifre importanti nelle due zone rosse di Bologna (753) e Modena (701). Ben 328 solo a Reggio, che segna il suo picco negli ultimi tempi.

Dall’inizio dell’epidemia da coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 273.376 casi di positività. Sono 46 i nuovi decessi. I tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore sono stati 42.699 e la percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 7,6%.

DUE PARCHI CHIUSI A Reggio per ora non ci sono ordinanze sulla chiusura dei parchi. Chiusi invece da oggi - in via temporanea - i parchi Roncolo a Quattro Castella, e la Pinetina di Vezzano sul Crostolo, entrambi di proprietà della Provincia di Reggio Emilia. La decisione è stata presa dalla stessa Provincia d'intesa con i Comuni: il provvedimento è stato adottato sulla scia delle direttive del Governo e dell'ordinanza della Regione Emilia-Romagna del 3 marzo a contrasto della diffusione del Covid.

Alla vigilia del primo fine settimana in area arancione scuro per il Reggiano, il coordinamento dei sindaci reggiani, guidato dal presidente della Provincia, Giorgio Zanni, inoltre rivolge un appello «al senso di responsabilità di tutta la comunità per evitare situazioni potenzialmente rischiose dal punto di vista sanitario. Comprendiamo - osservano Zanni e i primi cittadini - il lungo periodo di fatica e sacrifici che tutti noi, a partire dagli operatori sanitari, stiamo affrontando ma in un momento difficile e cruciale per la gestione della pandemia come quello in cui ci troviamo, con un numero di casi, anche tra i più giovani, in continua crescita, è indispensabile un ulteriore sforzo».