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Per telecamere e tabulati Barbieri era a Faenza quando è stata uccisa Ilenia

Pierluigi Barbieri, accusato di essere l'assassino

Gli investigatori documentano i contatti tra l'ex marito della donna, accusato di essere il mandante, e il 53enne prima dell’omicidio

REGGIO EMILIA. Cinquantatrè anni compiuti da pochi giorni, nato a Cervia (Ravenna) ma da tempo residente nel Reggiano, Pierluigi Barbieri vive con la moglie e la figlioletta di lei in un appartamento in affitto di via Schiapparelli al numero civico 1, nella frazione di Bagno: una zona residenziale a due passi dalla via Emilia, più vicino a Rubiera che a Reggio Emilia. Non ha un’occupazione. «Per problemi di salute, si sta curando» dice chi gli è amico. Gli altri raccontano solo di vederlo sempre bazzicare nel suo garage, a occuparsi della sua moto dalla mattina alla sera, una grande passione che peraltro ha in comune con Claudio Nanni. E pronto a sollevare questioni per un posto auto pubblico che, dicono alcuni vicini, voleva fosse a sua disposizione. Fino a qualche tempo fa aveva un cane, Ray, cui era molto affezionato. Anche questa passione per i cani è un altro elemento che ha in comune con l’ex marito di Ilenia Fabbri. Ma l’animale è morto qualche mese fa. Chi gli è amico racconta di un’infanzia difficile. Di un’aggressività, la sua, che ha radici lontane. Per gli altri, è solo una persona da cui è meglio stare alla larga per non avere grane. Come appunto quella del parcheggio.

Nel suo passato più recente c’è un brutto episodio, che gli è costato una condanna e un periodo di detenzione: una brutale rapina avvenuta a Predappio, nel territorio di Forlì, nel febbraio dell’anno scorso. Secondo l’accusa, l’uomo era stato assoldato per una cruenta azione punitiva nei confronti di un disabile, per un debito. Il processo lo ha condannato a 5 anni e 4 mesi. E lo scorso anno, è stato detenuto dal 6 aprile fino al 10 agosto. Nell’ordinanza che oggi lo riporta in cella, viene definito un «valido e affidabile picchiatore». A Predappio, aveva rotto le ossa delle mani alla vittima di turno.

TABULATI E TELECAMERE
Nell’ambito delle indagini sulla morte di Ilenia Fabbri, gli investigatori sono arrivati a lui grazie a tabulati telefonici, dati telematici, tracciamento delle celle del telefono di Nanni. Se, come ipotizzavano gli inquirenti, è stato l’ex marito di Ilenia Fabbri a ordinare a qualcuno di ucciderla, dei contatti tra mandante ed esecutore ci devono essere stati. Specie nel periodo precedente il delitto. Il primo contatto che viene trovato tra i due risale al 17 agosto del 2020, pochi giorni dopo che Barbieri è uscito dal carcere: si tratta di messaggi in cui si accordano per fare un giro in moto. Gli inquirenti si concentrano anche su una serie di vocali, che i due si sono scambiati, a inizio dicembre dell’anno scorso: Nanni è a letto malato di Covid, ma una volta guarito si sarebbero rivisti. Sono una trentina i contatti telefonici tra i due, che si interrompono solo nel periodo in cui Barbieri è in cella. E si interrompono ancora, dopo il delitto di Ilenia Fabbri. E anche questo silenzio tra i due dopo la morte della donna per chi indaga è quanto meno anomalo. Sospetto. L’ultimo contatto tra i due risale al 29 gennaio. Otto giorni prima che Ilenia venisse uccisa nella sua casa di Faenza. Eppure, nei giorni precedenti i due erano stati in contatto. Il 20 gennaio risultano essere entrambi a Faenza. E anche il 29 gennaio i telefoni cellulari dei due, durante una chiamata l’uno all’altro, vengono agganciati dalle celle del Ravennate. Riscontro degli spostamenti in auto di Barbieri, alla guida dell’auto – una Yaris intestata alla moglie – gli investigatori li trovano il 20 gennaio, a Faenza, e ancora il 29 gennaio, grazie al passaggio della vettura nei varchi che registrano le targhe. Ci sono i contatti con Nanni, c’è la presenza registrata nei giorni precedenti al delitto a Faenza, ma c’è anche il drammatico racconto dell’unica testimone del delitto, la compagna della figlia della vittima, che descrive il killer come un uomo alto e ben piazzato. Sono tutti elementi che fanno parlare gli investigatori di “gravità indiziaria” nei confronti di Pierluigi Barbieri. Che lo rendono il primo sospettato di aver materialmente commesso l’omicidio. I

IL GIORNO DEL DELITTO
Il giorno del delitto, la Toyota Yaris in uso al reggiano viene ripresa intorno alle 5 ai varchi di Castelbolognese in direzione Faenza, quindi alla Rotonda “Cappuccini” di Faenza. Un’ora e mezza dopo, quindi quando Ilenia è già stata uccisa, viene ripresa a Russi, in direzione Ravenna. A confermare che fosse lui alla guida, per gli investigatori, lo dicono i tabulati telefonici che si spostano nella stessa direzione. Fino a quando il telefonino viene spento per riaccendersi, e sono le 10.34, a Rubiera. Secondo le indagini, Barbieri è partito nel cuore della notte da Bagno per arrivare a Faenza. Anche le telecamere in zona via Corbara – dove la vittima è stata uccisa – registrano il passaggio dell’auto in uso a Barbieri. Ma soprattutto immortalano la sagoma di un uomo che a piedi va in direzione di via Corbara. Sono le 5.51. Un tragitto che viene registrato da almeno due telecamere installate in zona. Si tratta di un uomo con addosso un giubbotto scuro, lungo fino alla coscia e un cappuccio scuro. Sulla schiena ha uno zaino. È troppo lontano per vedersi in viso. Ma dalla corporatura, per gli inquirenti, ci sarebbe corrispondenza con Barbieri. — RIPRODUZIONE RISERVATA