«Erano telefonate inquietanti minacciò di venire sotto casa»

Parla l’allora fidanzata del commercialista Macchiaverna nel 2014 sotto scacco Il volto tv Gibertini è accusato di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa

Tiziano Soresina

reggio emilia. Sono trascorsi quasi sette anni da quelle due improvvise telefonate anonime sul suo cellulare e per l’allora fidanzata rubierese del commercialista reggiano Mauro Macchiaverna ieri pomeriggio – in tribunale – è giunto il momento di rispolverare ricordi sicuramente non piacevoli.


Il processo in cui la 40enne depone è quello al volto tv reggiano 55enne Marco Gibertini, accusato di tentata estorsione nei confronti del noto commercialista della nostra città. Tutto ruota attorno ad un incontro che avvenne il primo aprile 2014 fra Gibertini e Macchiaverna, in cui si parlò in modo inquietante anche della fidanzata del professionista.

Elegante e composta, la donna comincia a scavare nella memoria, sollecitata dalle domande del pm antimafia Francesco Caleca e dall’avvocato Liborio Cataliotti che difende l’imputato.

Dopo aver detto di conoscere Gibertini («Rubiera è una realtà piccola») e di avergli allora parlato del suo fidanzamento con Macchiaverna, poi la testimone entra nel merito delle due telefonate che ricevette fra il 9 e il 10 marzo 2014, con una frase ben stampata nella mente: “Dì a Mauro che è una brava persona e si comporti bene...”. Parole che hanno un ben preciso riferimento. «Il numero era anonimo, chi mi parlava aveva un’inflessione meridionale – spiega la teste – e l’invito era di cercare di convincere Mauro a non denunciare il suo aggressore».

Il 18 febbraio 2014 Macchiaverna era stato sequestrato e messo sotto tiro con una pistola da un suo ex cliente, cioè il costruttore cutrese Alfonso Iembo, che voleva dei soldi. Quindi quando alla fidanzata arrivarono quelle due telefonate, il momento non era facile visto quanto accaduto pochi giorni prima. «Credo che le due telefonate – aggiunge la donna – siano state fatte dalla stessa persona. Mi sentii minacciata, perché fece riferimento alla mia attività. Gli chiesi chi era e lui mi rispose “Veniamo sotto casa”, allora replicai che avrei informato la polizia e lui chiuse la comunicazione. Anche mia madre ricevette delle telefonate minacciose in ditta. Ci chiedemmo chi poteva aver fornito il mio numero di cellulare a quest’uomo e quando Gibertini si palesò da Mauro che non lo conosceva direttamente, sospettammo che l’avesse dato lui».

Le indagini diranno che l’autore dei contatti minacciosi era Iembo: telefonava da una cabina posta davanti alla sua abitazione in cui era agli arresti domiciliari. —

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