Un gruppo di studenti occupa il Canossa: «Non toccate la scuola»

La protesta è scattata alla vigilia del nuovo periodo in didattica a distanza. La portavoce Sara Marzolino: «Vogliamo lezioni in presenza ma in sicurezza»

REGGIO EMILIA. Uno striscione appeso alla finestra del secondo piano, due fumogeni rossi a incorniciare le parole: “Canossa occupato”.

È iniziato così, ieri mattina, l’ultimo giorno di scuola in presenza al liceo Matilde di Canossa. Ultimo giorno perché da oggi, a causa dell’ingresso di Reggio nella zona “arancione scuro”, riprende la didattica a distanza in tutte le scuole, dalla prima elementare fino all’università.

Non sono ancora scoccate le sette quando un gruppetto di studenti s’infila a scuola cogliendo l’attimo in cui una bidella apre le porte. Sono una quindicina, si piazzano in un’aula al piano terra, sono pronti ad accogliere gli altri studenti con un’assemblea. Organizzano questa protesta da mesi, da quando, cioè, si sono resi conto che è necessario «occuparsi delle scuole». A guidarli è Sara Marzolino, portavoce degli Studenti Autorganizzati. È lei che, affacciata al davanzale, megafono in mano, arringa la folla che nel frattempo si è radunata davanti all’istituto.

Reggio Emilia, occupato il liceo Matilde di Canossa: "Non accettiamo la didattica a distanza"

Alle 10 entrare a scuola è ormai impossibile. Il preside l’ha dichiarata “inagibile” perché non essendoci all’interno insegnanti e nemmeno il personale Ata non c’è nessuno che possa occuparsi del protocollo anticontagio, disinfettando i bagni ad esempio. E la presenza dei poliziotti della Digos persuade anche i più convinti sostenitori dell’occupazione a sostenerla, sì, ma dall’esterno.
«Questa interferenza è intollerabile – commenta Marzolino dalla finestra – le forze dell’ordine non possono proibirci di entrare a scuola, la nostra scuola. Ed è intollerabile che gli insegnanti, i nostri educatori, non accettino che ci prendiamo uno spazio in cui parlare della scuola, che è nostra».

Lo scontro è acceso: gli studenti avrebbero voluto fare un’assemblea autogestita, senza gli insegnanti, ma non è stato possibile. «Avevamo pianificato tutto – dice Marzolino – stabilendo anche alcune regole per non dare origine a rischi di contagio, ad esempio ingressi limitati. In assemblea gli studenti avrebbero potuto scegliere se occupare o no, cosa chiedere, cosa fare. Invece ci tolgono anche questa possibilità. E da domani (oggi per chi legge, ndr) si torna in didattica a distanza. Noi siamo contro la didattica a distanza, vogliamo venire a scuola in sicurezza. Non come abbiamo fatto in questi mesi. Servono termoscanner all’ingresso e screening di massa in ogni scuola, per tenere controllata la popolazione scolastica. Lo chiediamo da tempo, ma nulla è stato fatto. Solo aperture e chiusure a singhiozzo, come se noi non esistessimo. La scuola in presenza a singhiozzo non è scuola: la didattica a distanza non permette il confronto e concentrare tutte le verifiche nei giorni in cui gli studenti sono in aula non è giusto».

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Alle 11 gli studenti occupanti si affacciano alle finestre, tutt’attorno si radunano gli altri che sono rimasti fuori (la maggior parte se n’è già andata a casa) per decidere cosa fare: continuare a occupare o uscire.
La protesta finisce nel primo pomeriggio, con una sessione straordinaria di pulizie: sono gli stessi ragazzi a pulire e igienizzare tutto – banchi, porte, anche il davanzale. —
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