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Coronavirus, l’avviso di Luca Vecchi: «Se necessario pronto a chiudere i parchi pubblici»

Il sindaco di Reggio fa il punto della situazione Covid in città. E avverte: «Ci aspettano giorni difficili, serve responsabilità»

REGGIO EMILIA. Rispetto a un anno fa, drammaticamente, sembra non essere cambiato molto. E ora che l’epidemia torna a colpire duro, si riparla di zone rosse e lockdown e aumenta la pressione sulle strutture sanitarie anche gli amministratori pubblici sono chiamati di nuovo a occupare la prima linea di un fronte che sembra non concludersi mai.

«Temo che ci aspettino settimane difficili – ammette senza girarci attorno il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi – e anche se non siamo gravi come Modena e Bologna (diventate zona rossa, ndr) questo non deve farci rilassare. Anzi. Dobbiamo alzare il livello di attenzione dando priorità assoluta alla gestione dell’emergenza».


Parchi e restrizioni

Pensando anche, esattamente come accadde un anno fa, a ordinanze più restrittive e persino, se necessario, alla chiusura dei parchi pubblici per limitare gli assembramenti. «Torna prioritario – spiega Vecchi – un principio di responsabilità collettiva che collabori alla migliore attuazione delle ordinanze». Per questo «stiamo monitorando con attenzione tutti i contesti a rischio assembramento, dagli spazi pubblici alle aree verdi, e non posso escludere che la prossima settimana arriverò alla decisione di chiudere i parchi come feci a marzo del 2020. Se chiediamo responsabilità alle famiglie non è tollerabile che il pomeriggio si vadano a fare movide o grigliate».

Decisivo sarà dunque l’andamento – o per meglio dire il comportamento dei reggiani – durante questo fine settimana: «Se si mantiene una vita sostenibile con il periodo bene, altrimenti prenderemo in considerazione seriamente le chiusure. Il principio è che ci si sposta solo per lavorare, per motivi medici o per necessità». Rispetto a marzo dello scorso anno, però, qualche differenza sostanziale c’è. Soprattutto per quanto riguarda l’applicazione delle ordinanze. «Quando come sindaci chiudemmo i parchi un anno fa – prosegue Vecchi – c’era un decreto secondo cui potevi allontanarti da casa per camminare fino a un massimo di 200 metri. Adesso invece c’è la possibilità di correre o passeggiare a prescindere e sarà più complicato controllare le aree verdi, ci concentreremo sull’impedire assembramenti e grigliate. Ma confido che i reggiani capiscano la gravità del momento».

L’epidemia galoppa

A dimostrare l’accelerazione del Covid l’arancione scuro di cui si colora a partire da oggi la provincia di Reggio. «C’è una forte ripresa dei contagi – conferma il sindaco – in cui ormai è dominante la variante inglese, come se il Covid che avevamo conosciuto non ci fosse più. Per la prima volta il 25/30 per cento dei casi sono minori che a loro volta diventano vettore di contagio verso famiglie e anziani. Siamo di nuovo sopra i 200 pazienti ricoverati nei reparti Covid e viaggiamo a un ritmo che ci può far tornare, in poche settimane, in una situazione critica dal punto di vista sanitario».

Da cui la decisione, di concerto con Regione e Ausl, «di passare in arancione scuro e di riportare le scuole in didattica a distanza dalle elementari in su e ringrazio presidi e insegnanti per aver capito la rinnovata gravità della situazione. Abbiamo sempre cercato di lavorare affinché le lezioni potessero ripartire in presenza ma quando il virus colpisce i minori in questo modo è fondamentale gestire una ritirata strategica temporanea per vincere, poi, la partita finale».

Servono più vaccini

Rammarico, invece, per la campagna vaccinale: «L’auspicio e la mia sollecitazione – conclude il sindaco – è che arrivino più dosi. Noi saremmo in grado di vaccinare tutta la popolazione della provincia entro giugno con un ritmo di 3mila somministrazioni al giorno. E invece viaggiamo nell’ordine di poche centinaia. È colpa di un sistema europeo che sta facendo affluire troppo poche forniture, spero che questo cambi presto». —

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