S’accoltella all’addome in Questura per evitare la seconda espulsione

Il 61enne ucraino Mykola Dovhaniuk aveva l’obbligo di firma e stava per essere rimandato in patria

REGGIO EMILIA. «Non voglio l’espulsione!». È quanto ha urlato uno straniero prima di estrarre una lama e di conficcarsela nell’addome, pochi centimetri sotto l’ombelico. Un gesto inconsulto, una questione di secondi: tanto che il poliziotto, che stava parlando con l’interessato dietro al vetro, non ha nemmeno visto spuntare quel coltello da cucina, che con tutta probabilità l’uomo si era portato appresso nascondendolo sotto il giubbotto. Quel che è avvenuto in seguito – lo straniero che si è accasciato a terra, tra l’incredulità e lo sconcerto delle numerose persone che attendevano il proprio turno – è facilmente immaginabile: gli agenti delle Volanti, situate a pochi metri, sono intervenuti e hanno disarmato l’autolesionista, subito soccorso dal personale medico dell’Ufficio Sanitario della questura in attesa dell’arrivo dell’ambulanza, che lo ha trasportato al pronto soccorso del Santa Maria Nuova.

Alle 8.45 di ieri l’Ufficio Immigrazione, affacciato su viale Piave, era come d’abitudine parecchio affollato, anche perché le rigide normative anti Covid impongono ai cittadini che necessitano di pratiche di attendere all’esterno e di entrare in numero calmierato. Mykola Dovhaniuk, ucraino di 61 anni si trovava lì per l’obbligo di firma quotidiano: doveva presentarsi ogni giorno, dal lunedì al venerdì, in attesa del rimpatrio. Si è trattato di un gesto dimostrativo dettato dall’esasperazione.


Il 61enne, residente in città da solo dal 2018 e formalmente disoccupato, da almeno due anni combatteva una battaglia a suon di carte bollate per evitare un ritorno in patria, che evidentemente l’interessato reputava peggiore della morte. Con precedenti penali per reati contro il patrimonio (furto e rapina), il 61enne è stato espulso una prima volta nel febbraio 2020 quando, dopo un periodo in carcere, è stato accompagnato in un Centro di permanenza e costretto ad abbandonare il territorio nazionale nel luglio 2020. Lungi dal darsi per vinto, l’ucraino è rientrato illegalmente in Italia: pizzicato di nuovo a Reggio, è stato arrestato il 13 gennaio scorso dai poliziotti.

Arresto convalidato e remissione in libertà per il 61enne. Nel frattempo però il suo iter burocratico per ottenere lo status di rifugiato (miraggio che tenta la maggioranza degli immigrati, poiché assicura l’inespellibilità e consente di poter rimanere nel nostro Paese fino alla valutazione ufficiale, nonostante sia negativa nel 70% dei casi) è arrivato agli sgoccioli: il 25 febbraio il 61enne si è presentato agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione, dove gli agenti gli hanno notificato il decreto di rigetto della sua istanza da parte della Commissione territoriale. A quel punto, come avviene di prassi, lo straniero diventa clandestino e l’obbligo di firma, contestualmente al ritiro del passaporto, consente alle autorità di prendere tempo per far ripartire da zero la trafila dell’accompagnamento al Cpr e del rimpatrio coatto. Il 61enne, consapevole che il tempo a sua disposizione era finito e che una seconda espulsione lo attendeva dietro l’angolo, accoltellandosi ha tentato di sottrarsi all’inevitabile e di far inceppare gli ingranaggi di una normativa troppo lunga e farraginosa. Ora ricoverato nel reparto di Medicina generale, per fortuna la ferita che l’ucraino si è procurato all’addome è risultata superficiale: secondo i medici se la caverà con una decina di giorni.

«Spero che guarisca presto – ha commentato Marco Eboli, portavoce di Fratelli d’Italia a Reggio Emilia – Il fatto è gravissimo perché pone il problema del sistema di controlli e prevenzione presso la nostra questura e quello dell’incolumità degli agenti di polizia e del personale civile. E’ gravissimo che chiunque possa entrare in questura con un coltello. E se quell’uomo avesse avuto la pistola e l’avesse rivolta contro altri? È suonato un campanello d’allarme, mi auguro si intervenga in modo tempestivo». —


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