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Bonaccini pronto a chiudere altre scuole. Reggio Emilia ottava in Italia per aumento dei casi

Dal 17 al 23 febbraio +62% di positivi al Covid nel Reggiano. Il presidente della Regione: «Valutiamo nuove ordinanze»

REGGIO EMILIA. Terapie intensive al limite, ospedali sull’orlo del collasso, centinaia di famiglie in isolamento, decessi in crescita e soprattutto un’avanzata di nuovi contagiati che prosegue inarrestabile da giorni. Al punto da spingere il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a dirsi pronto a firmare altre ordinanze restrittive come fatto per Bologna e la Città metropolitana.

E, qualora necessario, chiudere le scuole anche in altre province. Quello che fino a poco tempo fa era solamente un allarme è diventato ormai una realtà da affrontare: la fiamma della terza ondata soffia forte, alimentata anche dalla maggiore contagiosità delle nuove varianti del Covid. E adesso che siamo ormai a marzo sembra di rivivere lo stesso incubo che si presentava esattamente un anno fa, come se nulla fosse cambiato se non l’esperienza – e la stanchezza – degli operatori sanitari e qualche posto letto in più.

Una situazione che preoccupa anche in provincia di Reggio Emilia, soprattutto alla luce dell’andamento della pandemia nell’ultima settimana. Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe – l’autorevole ente senza fini di lucro con sede a Bologna – fra il 17 e il 23 febbraio il territorio reggiano ha registrato il maggior incremento dei contagi in Emilia-Romagna rispetto alla settimana precedente, addirittura l’ottavo dato peggiore in Italia: più 62,2 per cento, con un’incidenza di 220,16 malati ogni 100mila abitanti.

«Secondo le nostre analisi – spiega il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta – l’incremento percentuale dei nuovi casi è l’indicatore più sensibile per identificare le numerose spie rosse che si accendono nelle diverse regioni». Sempre fra il 17 e il 23 febbraio 74 province su 107 in Italia (il 68,5 per cento) hanno registrato un aumento dei nuovi casi superiore al 20 per cento rispetto alla settimana precedente. Tre sono emiliano-romagnole: Reggio appunto, Bologna (49,4 per cento) e Ravenna (31,4 per cento). «Questi dati – commenta Renata Gili, responsabile della ricerca sui servizi sanitari della Gimbe – confermano che per evitare lockdown più estesi bisogna introdurre tempestivamente restrizioni rigorose nelle aree dove si verificano impennate repentine».

Non a caso resta elevato anche il bilancio della pandemia di ieri, anche se fortunatamente non si sono registrati altri decessi in provincia. Sono 247 i nuovi contagiati reggiani, nove dei quali ricoverati in terapia non intensiva. Sedici i posti letto attualmente occupati nelle Rianimazioni Covid, mentre sono 195 i pazienti complessivamente ricoverati o accolti negli alberghi individuati dall’Ausl. Oltre 2.500 invece i nuovi casi registrati in regione, 32 i morti.

Nonostante il picco vertiginoso dei casi per adesso Reggio Emilia non rischierebbe di passare all’arancione scuro. La decisione in merito, fanno sapere dalla Regione, generalmente parte da una richiesta avanzata dalle Ausl del territorio o dagli enti locali (Comuni o Province). E, almeno fino a ieri, nel Reggiano ancora non si era ancora aperto il confronto sulla necessità di restrizioni più severe.

Ma la situazione potrebbe cambiare in qualunque momento e, visti i dati, la tendenza generale sembrerebbe quella di andare verso un “semi lockdown” sul modello di Imola e Bologna. D’altronde lo ha ribadito solo due giorni fa la stessa direttrice generale dell’Ausl di Reggio, Cristina Marchesi: «Il quadro sta evolvendo rapidamente e si presenta in tutta la sua gravità».

È con in mano questi numeri e queste considerazioni che ieri Bonaccini, in visita a Scandiano per l’inaugurazione di un vivaio comunale, ha fatto il punto sulla situazione pandemica in regione.

«Questa terza ondata – ha spiegato – vede le cosiddette varianti, in particolare quella inglese, colpire soprattutto i più piccoli, i giovanissimi, e quindi la trasmissione del contagio è molto più rapida. E quando tornano a casa lo trasmettono in famiglia».

Per questo, prosegue il presidente della Regione, «se aumentano i contagi soprattutto nella fascia di popolazione di giovani e giovanissimi, cosa che accadeva molto meno nelle altre ondate, come ho firmato l’ordinanza di Bologna dopo che i sindaci chiedevano una misura restrittiva per le scuole sono pronto a fare lo stesso anche negli altri territori». Infine, ha comunque tranquillizzato Bonaccini, «in rosso come Regione non ci entriamo nemmeno in questa settimana che arriva, perché i numeri sono quelli da zona arancione. Se reggiamo ancora qualche settimana o pochi mesi, dopo cominceremo davvero a vedere la luce in fondo al tunnel».