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Reggio Emilia, parla la mamma della 13enne pestata in centro: "Mia figlia ha paura a uscire di casa"

La madre dell’adolescente ripercorre assieme alla figlia quei momenti di follia: «È spaventata all’idea di incontrarle di nuovo. Vorrebbe stoppare questi video, fare in modo che non girino su altri siti. Andare avanti, dimenticare tutto».

REGGIO EMILIA. Sul corpo i segni delle botte, in testa gli insulti ricevuti dal branco di adolescenti e la vergogna per quei video del pestaggio, girati e diffusi in rete e nelle chat. Visti e condivisi migliaia di volte sui telefoni di altrettanti reggiani.

La ragazzina aggredita mercoledì mattina in centro storico, 14 anni ancora da compiere, mentre racconta quello che ha subito ha la voce rotta. Si blocca, ricorda ma vorrebbe dimenticare. Eppure va avanti nel descrivere quei minuti di terrore e violenza perché, dice, «voglio avere giustizia». È la stessa madre dell’adolescente – di cui non faremo il nome a tutela della minorenne – a contattare la Gazzetta assieme alla figlia, restando sempre accanto a lei e parlando in preda alla rabbia, che spesso si tramuta in disperazione, per quello che è capitato a sua figlia, poco più che bambina.

Tutto è nato sui social: «Hanno inserito mia figlia in un gruppo Instagram con altri coetanei – racconta la donna – e qui ha conosciuto la ragazza che l’ha aggredita, anche lei 13enne. Poi è nata una discussione, l’hanno accusata di voler rubare loro i fidanzati e che le insultava alle spalle, ma non era vero niente. Sta di fatto che poi le cose si sono risolte, o almeno così si credeva». La rivale infatti sembra abbia pianificato una vera e propria vendetta. Una sorta di agguato.

«Ha scritto a mia figlia – prosegue nel racconto la madre – dicendo che era tutto risolto e che le avrebbe fatto piacere uscire con lei, da amiche. Loro non si erano mai viste prima di persona così mercoledì mattina questa ragazzina viene sotto casa nostra e tutti assieme andiamo a piedi in centro storico. Mia figlia la accompagno sempre, poi quando raggiunge le sue amiche vado a fare un giro in città e torno più tardi».

E così è stato anche quel giorno. Durante tutto il tragitto a piedi sembra andare tutto per il verso giusto, fra risate e abbracci. Poi, arrivati all’altezza delle fontane di piazza Martiri del 7 Luglio, scatta la trappola.
«Questa ragazza – prosegue la donna – ha detto a mia figlia di aspettare un attimo perché doveva prendere una cosa, sarebbe tornata subito. Così, tranquillizzata, mi sono allontanata. Poi però la 13enne è tornata con un gruppo di altre persone (tutte minorenni, ndr). Hanno preso a braccetto mia figlia, l’hanno accerchiata e le hanno detto “vieni che ti dobbiamo parlare”. Invece hanno iniziato a minacciarla, le hanno detto che doveva mettersi in ginocchio e chiedere scusa davanti a tutti, in mezzo alla strada. Lei era sconvolta, non si aspettava tutto questo. Così si è inchinata, l’hanno insultata e hanno ripreso tutto in un video. Ma non gli bastava solo quello, dovevano anche menarla».

E così giù botte, calci, schiaffi in faccia, ginocchiate in pieno viso. All’aggressione contribuisce anche una seconda minorenne, di fisico decisamente più imponente e con le stampelle. Ed è proprio con una stampella che colpisce in testa la 13enne, procurandole una ferita che ha reso necessarie le cure mediche al pronto soccorso. Tutto rigorosamente ripreso in diversi video, una mezza dozzina, girati da più persone e diffusi senza nessun riguardo per la minore età delle persone coinvolte, con il solo scopo di umiliare e offendere.

«Non sto bene – confessa l’adolescente che, con un filo di voce, vuole intervenire nella conversazione –. Vorrei fare di tutto ma non posso, ci penserà la polizia, spero facciano qualcosa. Quando sono andata a fare denuncia sono stati gentili, mi hanno consolata. Sono spaventata all’idea di andare in centro e incontrarle di nuovo ma quello che mi fa più male è la vergogna. Vorrei stoppare questi video, fare in modo che non girassero su altri siti. Vorrei solo andare avanti, dimenticare, ma non posso».

Per proteggerla dai messaggi e dagli insulti, arrivati a centinaia dopo la diffusione dei filmati, la madre ha deciso di togliere il telefono alla figlia, cambiandole anche la Sim: «Ma l’hanno trovata lo stesso, è una persecuzione. Voglio giustizia, voglio che chi ha fatto questo paghi».