Vaccini anti-Covid per le scuole, a Reggio Emilia il protocollo non c’è: telefonate a raffica per le prenotazioni

Gli annunci del via prima della trattativa fra Ausl e medici di medicina generale, convocata solo ieri. La Regione: «I medici sapevano». Si parte a marzo

REGGIO EMILIA. La Regione già rilancia, e annuncia che dopo le scuole sarà la volta delle università. Ma il pasticciaccio della campagna vaccinale al personale scolastico, che sarebbe dovuta partire lunedì, è ormai servito. Di fatto, con le vaccinazioni si partirà a marzo. E anche le prenotazioni sono state rinviate, accendendo uno scontro politico fra la Regione stessa e i medici di medicina generale.

Sono le diverse tappe di un caos innescato la scorsa settimana, quando la Regione ha annunciato che proprio da lunedì sarebbe stato possibile avviare la campagna vaccinale per il personale scolastico: maestri, professori, educatori operatori e collaboratori, che avrebbero potuto prenotarsi per usufruire del vaccino AstraZeneca rivolgendosi al proprio medico di base.

Un annuncio datato 17 febbraio, cui ne è seguito anche un altro dell’Ausl di Reggio, datato 21 febbraio, in cui venivano spiegate le modalità di prenotazione, sempre attraverso i medici di medicina generale. Lunedì, infine, la terza puntata: un comunicato della Regione, dal titolo: «Vaccinazioni al personale scolastico: al via in Emilia-Romagna le prenotazioni grazie all’accordo Regione/medici di medicina generale». Sempre lunedì, anche l’Ufficio scolastico regionale ha inviato ai docenti una comunicazione ufficiale.


Tutto vero? Solo in parte. Quel che è certo, è che i medici di famiglia sono stati sommersi di telefonate. E anche in Gazzetta non sono mancate lettere di insegnanti che, telefonando ai propri medici, si sono sentiti rispondere da questi ultimi di non sapere come comportarsi. Un accordo a livello regionale, in ogni caso, c’è stato, il 16 febbraio. E anche a livello nazionale l’intesa è stata raggiunta domenica. Ma non c’è stato il confronto a livello territoriale per definire nel dettaglio le modalità operative. E a Reggio solo ieri pomeriggio è stato aperto il tavolo di trattativa fra Ausl, sindacati e Fimmg, ovvero la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, per la definizione di un protocollo condiviso.

«Nessuno dei medici di medicina generale può dire di non sapere nulla e respingere il personale scolastico come se non ci fosse un accordo, voluto, ottenuto e condiviso con le rappresentanze sindacali dei medici di medicina generale che non finirò mai di ringraziare per il contributo che potranno dare alla vaccinazione – tuonava ieri su Facebook l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini – Un accordo nazionale è pronto e pone l’obbligo in capo ai medici di medicina generale l’attività non facoltativa, di vaccinare il target indicato. Le dosi a disposizione entro qualche giorno saranno circa 60.000 per il personale scolastico, dopo il quale toccherà al personale universitario».

Diverso il parere del dottor Euro Grassi, segretario provinciale Fimmg, che poco prima di sedersi al tavolo con l’Ausl spiega: «A Reggio siamo abituati prima a organizzare e poi ad annunciare, si vede che da altre parti prima parlano e poi organizzano. Non abbiamo ancora nemmeno i vaccini...». L’ipotesi di protocollo al tavolo di ieri, stilato proprio da Fimmg e Ausl, prevede che i medici possano vaccinare nei propri ambulatori se idonei, in ambulatori di prossimità, nelle sedi di medicina di gruppo o alle Fiere.

«Definire l’operatività non è semplice», aggiunge Grassi, che spiega come ogni fornitura di AstraZeneca sia composta da dieci dosi, della durata di 48 ore. Non tutti i medici di medicina generale però hanno fra i pazienti dieci operatori del mondo della scuola: «C’è chi ne ha due e chi ne ha 70». Di qui la necessità di organizzare vaccinazioni in modo che non venga sprecata alcuna dose. Le dosi fornite a ciascun medico in questa fase saranno 20. E l’Ausl dovrà fornire un elenco di aventi diritto, in modo da non vaccinare persone non autorizzate. E quindi? Cosa bisogna fare? «Aspettare ancora qualche giorno e attendere la prossima comunicazione ufficiale – spiega Grassi – ogni giorno i medici ricevono in media 130 telefonate, decine di WhatsApp. Seguono i malati cronici e continuano anche l’attività ordinaria. I medici lavorano, questo è certo, prenderanno le prenotazioni e convocheranno le persone quando avranno i vaccini in frigo». —

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