Parmigiano, le coop frenano Bertinelli: «I leader siamo noi serve più ascolto»

Reggio Emilia, l’Alleanza delle Cooperative e il programma di mandato. «Le politiche commerciali sono appannaggio dei caseifici»

REGGIO EMILIA. I caseifici cooperativi del comprensorio del Parmigiano-Reggiano sono 210 sul totale di 326 caseifici della Dop. Quindi il 64% sono coop e hanno prodotto nel corso del 2020 qualcosa come 2.765.000 forme, ossia il 70% del totale. «Dati che evidenziano la leadership della cooperazione, un ruolo evidente in tutte le cinque province del comprensorio, in pianura come, e ancor di più, in montagna» mette in chiaro l’Alleanza delle Cooperative Italiane, vale a dire il blocco che riunisce le coop bianche e rosse, pronte a sfidare il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, presentando un loro candidato alle prossime elezione in primavera per il vertice dell’ente di tutela.

Una sfida che vedrebbe già “bruciata” la candidata Simona Caselli, ex assessore regionale all’Agricoltura, proposta da diverse anime cooperative ma che non troverebbe l’accordo tra le sezioni di Reggio e Modena. Un altro nome unitario sarebbe ora allo studio, ma su tutto tiene banco per ora la contrapposizione che vede Bertinelli e Coldiretti da una parte (di cui è anche presidente regionale) e le cooperative dall’altra. Tirare la corda può sembrare solo una tattica pre-assembleare per ottenere più peso nella prossima consiliatura che potrebbe comunque vedere la riconferma di Bertinelli, presidente di un caseificio privato di Parma. Vero anche che il documento programmatico inviato in questi giorni dalle coop ai loro soci non sembra per ora una mano tesa verso Bertinelli, deciso a cambiare la fisionomia del consorzio del Parmigiano-Reggiano facendo entrare tutti gli attori, commercianti e allevatori compresi. Proprio il ruolo, secondo le coop, deve essere definito con molta chiarezza così come la sua sfera di azione.

«La questione non è scontata – scrive l’Alleanza ai soci – Più volte, e non solo nel corso dell’ultimo mandato, si è discusso, più o meno informalmente, di idee e proposte che di fatto puntavano ad estendere le funzioni del Consorzio ben oltre quelle istituzionalmente affidategli dalla legge. Gestione di magazzini di stagionatura, attività commerciale, costituzione del Consorzio di tutela in Organizzazione di Produttori, attività di marketing che travalica la promozione di un marchio collettivo quale è il brand Parmigiano-Reggiano, sono solo alcuni esempi di discussioni/iniziative che in passato si sono aperte e sono state successivamente accantonate solo a seguito di un intervento deciso da parte delle rappresentanze sindacali, Alleanza delle cooperative in primis. Per i caseifici cooperativi le politiche commerciali sono di esclusiva competenza dei caseifici consorziati ai quali spetta anche lo sviluppo della marca commerciale. Allo stesso tempo, l’organizzazione industriale dell’offerta tramite strumenti aggregativi, quali le Organizzazioni dei produttori (Op), è un processo auspicabile che passa però dai consorziati non dal Consorzio. Sono le imprese, che lavorano latte e formaggio, a stare sul mercato e darsi un’organizzazione industriale. Il Consorzio è altra cosa e deve rimanere lontano da questi processi. Il Consorzio di tutela è un’istituzione che vigila e coordina le politiche di sistema, non quelle aziendali. D’altronde, vale la pena sottolineare che il Consorzio deve comportarsi come una qualsiasi impresa nell’attenzione ai costi e nella qualità dei servizi offerti (es. vigilanza e promozione), ma allo stesso tempo il suo obiettivo dovrebbe essere quello di minimizzare i suoi ricavi dato che questi ultimi altro non sono che i costi dei propri soci. È in questo equilibrio che c’è il faticoso lavoro del Consorzio di tutela, un equilibrio politico e non invece industriale/commerciale come quello a cui fanno riferimenti i consorziati».