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Covid e Rsa, la metà degli operatori non si è vaccinata. La rabbia del Comune: per loro ipotesi sospensione

Solo il 50% del personale aderisce alla campagna. L'assessore Marchi: "Gli anziani delle nostre case di riposo sono a rischio: farlo è una responsabilità"

REGGIO EMILIA. Solo metà del personale delle case di riposo reggiane ha aderito alla campagna vaccinale. Troppo poco visto che parliamo di luoghi ad altissimo rischio di mortalità in caso di contagio da Covid, e visto che parliamo di una provincia che si fregia di essere all’avanguardia in materia e che vuole continuare a farlo.

«Così non va bene» ha tagliato corto l’assessore Daniele Marchi, che bacchetta chi non ha ancora aderito. «Riuniremo la prossima settimana, assieme all’Ausl, il comitato di distretto di Reggio Emilia composto dal capoluogo e dai Comuni di Albinea, Bagnolo in Piano, Cadelbosco Sopra, Castelnovo Sotto, Quattro Castella, Vezzano sul Crostolo», convocando tutti i gestori dei servizi residenziali per anziani, annuncia l’assessore del Comune di Reggio con delega alla Sanità.

Che promuove invece la campagna sugli ospiti: «L’obiettivo è far il punto sulle vaccinazioni. Sugli ospiti lo stato di avanzamento è ottimo: sostanzialmente completo sia per la prima, sia per la seconda dose. Il vaccino è una protezione importantissima, che si aggiunge a quanto fatto finora in termini di dispositivi e procedure per mettere al sicuro i nostri anziani accolti nelle strutture».

Non tutti sembrano però essere sulla stessa linea, salvo che i contagi nelle strutture per anziani, giocoforza, giungono all’interno con chi arriva dall’esterno: «Chiaro che per rendere questa protezione ancora più efficace dobbiamo coinvolgere anche gli operatori nella campagna – dice Marchi –. Su base provinciale l’adesione è appena superiore al 50%: non va bene, dobbiamo lavorare insieme affinché cresca. La riunione del comitato di distretto servirà anche per fare il punto sui dati del nostro territorio. Nessuno dimentica che il sistema delle strutture per anziani è stato pesantemente colpito, qua come in tutto il Paese, da questa pandemia ed è ancora immerso in condizioni di lavoro molto difficili. La gratitudine per il preziosissimo lavoro che gli operatori hanno fatto e stanno facendo non sarà mai sufficiente. Ed è proprio per le fatiche e gli sforzi fatti sin qua che mi sento di rivolgere un appello a quegli operatori che, potendo, non hanno ancora aderito alla campagna vaccinale: vaccinarsi è sia una responsabilità che un’opportunità, per la propria salute e quella degli altri».

Che qualche intoppo ci sarebbe anche potuto essere lo si era evinto sin dall’avvio della campagna vaccinale anti-Covid nelle strutture per anziani. Era subito balzato all’occhio che era più alto il consenso al vaccino dato dagli ospiti anziani che quello concesso da operatori e dipendenti delle strutture.

Una forbice importante: il 90 per cento degli anziani che abitano le Rsa gestite da Asp aveva firmato la liberatoria, mentre solo il 65 per cento di chi li accudisce e gestisce era pronto a sottoporsi alle stesse dosi. Ora il dato effettivo sulle inoculazioni, che a livello generale è ancora più basso di quella percentuale per quanto riguarda gli operatori.

«Alla riunione di comitato faremo anche il punto su tutti i possibili strumenti che come sistema pubblico e come gestori si possono mettere in campo per incrementare il numero di adesioni – avverte Marchi –: migliorare comunicazione e formazione, comprendere e dissipare dubbi innanzitutto. Se da un lato non esiste per legge un obbligo vaccinale, d’altro canto si va consolidando un orientamento giuslavoristico che consentirebbe ai datori di lavoro, in ottemperanza di fatto alle norme sulla sicurezza sui posti di lavoro, di sospendere gli operatori non vaccinati. È certamente un’ipotesi molto forte alla quale, pur potendo, sarebbe meglio non arrivare. Ma la questione è seria e come tale va assunta da tutti».