Trauma cranico per Abas Uddin: investito

Abas Uddin

Campegine, arriva dall’autopsia l’ulteriore conferma di un’auto pirata come causa della morte del 45enne. Si cerca una Fiat Brava

CAMPEGINE. L’autopsia parla di un trauma cranico per la morte di Abas Uddin, il 45enne del Bangladesh trovato senza vita in un fosso di Caprara di Campegine sabato 13 febbraio. Questo non lascia più dubbi, se mai ancora ce ne fossero, su quello che è successo nel buio di via Marconi mentre l’uomo stava tornando a casa: è stato investito, da un veicolo che non si è fermato. Poteva, allora, l’uomo essere salvato se chi era alla guida del mezzo invece di fuggire si fosse fermato a prestare soccorso e avesse chiamo il 118? È possibile, secondo quello che rivelano gli accertamenti di natura autoptica disposti dal magistrato titolare dell’inchiesta, Maria Rita Pantani.

Quello che è certo è che sull’asfalto c’erano tracce di un veicolo che i carabinieri hanno identificato come appartenenti a una Fiat Bravo. Dunque, l’ipotesi è che sia quella l’auto che ha investito l’uomo, che viveva in Italia da circa due anni e che per la sua famiglia ancora in patria – moglie e tre figli, di cui due ancora minorenni – rappresentava l’unica fonte di sostentamento. I l lavoro degli investigatori va avanti, in mano ci sono le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza installati in zona, o comunque nel territorio adiacente. Se la vettura ci è passata sotto, non sfuggirà. E allora, lo sperano tutti, si arriverà a identificare il pirata.



Abas Uddin viveva in una cascina che condivideva con altri stranieri, della cooperativa L’Ovile. Aveva frequentato corsi di italiano, stage, quindi aveva lavorato alla Fagioli. Sperava di poter presto tornare a essere loro dipendente: il Covid, ovviamente, aveva rallentato anche il suo percorso per rendersi autonomo e di sostegno alla famiglia, e raggiungere quei traguardi che quando aveva lasciato tutto per arrivare in Italia probabilmente si era prefissato. Mancava pochissimo inoltre per ottener e il permesso di soggiorno. Dopo tanta fatica, tante rinuncie e tanta dolorosa distanza da moglie e figli quello per lui avrebbe potuto rappresentare l’inizio.

Invece, è tutto finito in quel fosso. Lì il suo corpo è stato trovato ormai con i primi segni di assideramento. Prova che quando è stato finalmente notato da un passante, lui doveva essere lì riverso da parecchio tempo. Con accanto la sua bicicletta, anch’essa riportante i segni di un investimento. Ora, carabinieri e procura lavorano per arrivare alla verità.