Reggio e l’Emilia-Romagna con il fiato sospeso: si rischia l’arancione

L’assessore alla sanità Donini: «Serve una visione generale con interventi mirati». Confcommercio: «Locali aperti a pranzo». Confesercenti: «Salvate il weekend»

REGGIO EMILIA. L’Emilia-Romagna resta col fiato sospeso in attesa dei dati ufficiali della “cabina di regia” sul coronavirus (attesi per venerdì), e della decisione del ministero della Salute sui colori delle varie zone d’Italia.
Il rischio di tornare in “zona arancione”, infatti, è elevato.

Lo aveva dichiarato qualche giorno fa il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, su La7, e lo ripete l’assessore regionale alle Politiche della salute, Raffaele Donini: «Noi siamo in bilico e aspettiamo le decisioni del governo, ma mi chiedo se questa suddivisione in fasce colorate sia la strategia giusta. Siamo in una situazione che vede ancora il virus circolare a livello nazionale e internazionale. Mi chiedo se non sarebbe più utile una visione generale del nostro Paese, magari intervenendo nelle situazioni circoscritte dove ci sono espressioni di forte propagazione del virus o pericolosi scenari di focolai».

Nella nostra regione l’aumento dei contagi non ha ancora avuto ripercussioni sui ricoveri, che rimangono sotto i livelli di guardia: «Siamo ampiamente sotto la soglia del 30% in terapia intensiva – conferma Donini – e del 40% nei reparti Covid».

Anche per questo motivo Confesercenti dà voce alla protesta dei titolari e dei gestori dei pubblici esercizi, che rischiano – nuovamente – di dover tornare a fare solo asporto e consegne a domicilio: «L’avvio delle nuove zone arancioni cui potrebbero passare cinque importanti regioni italiane, fra cui l’Emilia-Romagna – scrive in una nota la Fiepet, l’associazione delle imprese della somministrazione di Confesercenti – deve essere rimandato almeno a lunedì. Cambiare colore già domenica vorrebbe infatti dire infliggere un ulteriore grave colpo alle imprese, e in particolare a bar, pub, ristoranti e agli altri pubblici esercizi, che nei fine settimana generano la maggior parte del loro fatturato, e che hanno già acquistato le forniture necessarie per lavorare durante quello che inizierà domani».

L’appello è quello di non fare come domenica scorsa, quando solo qualche minuto dopo le 19 è stato deciso di tenere chiusi gli impianti sciistici che, originariamente, avrebbero dovuto riaprire il giorno dopo.
«Le imprese – sottolinea la Fiepet – hanno già ricevuto prenotazioni e acquistato la merce che serve sulla base della potenziale clientela e se scattasse la chiusura già da domenica ci sarebbe un danno di svariate migliaia di euro. Per ridurre l’impatto negativo delle restrizioni su questo tipo di imprese occorre posticipare l’avvio della zona arancione almeno a lunedì».

Non solo: «C’è bisogno anche di un cambio di metodo nella comunicazione: le imprese sono ormai esasperate dall’incertezza che, come al solito, accompagna e precede i procedimenti restrittivi. È inaccettabile che le attività non sappiano ancora se e in che modi potranno svolgere il proprio lavoro. Un problema sottolineato, nel suo discorso al Senato, anche dal presidente del consiglio dei ministri Mario Draghi: cosa aspettiamo a cambiare passo?».

Della stessa opinione Confcommercio, che anzi chiede di mantenere i locali aperti a pranzo anche in zona arancione: «È ormai chiaro – sostiene l’associazione – che chiudere i locali non serve a evitare gli assembramenti che continuano in strada ad ogni ora. Per questo tenere aperti i pubblici esercizi a pranzo, anche in zona arancione, aiuterebbe a far rispettare le regole anti-contagio e a evitare assembramenti. I locali non sono un nemico da combattere, ma un alleato importante per sconfiggere l’unico vero nemico, il Covid». —
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