Reggio Emilia, banda di georgiani tiene sotto scacco i negozi del centro: «Furti continui»

Un gruppo di criminali ruba da anni con colpi fotocopia. Commercianti esasperati: «Volti noti, sono sempre loro. E si fanno beffe di noi»

REGGIO EMILIA. Negozianti del centro storico sotto scacco a causa di una banda di georgiani che continuano imperterriti – nonostante almeno due siano stati fotografati, riconosciuti e denunciati più volte – a derubare le attività.

Ora, stufi, gli esercenti hanno promosso una raccolta firme e aderito a una petizione stanchi di subire impotenti, oltre alle difficoltà economiche causate dalla pandemia, anche i continui furti di merce. La modalità della banda è sempre la stessa: i ladri passano più volte davanti al negozio in bicicletta identificando l’oggetto più prezioso (per lo più giacche, borsette e scarpe di pelle o di marca) possibilmente vicino alla vetrina e alla porta d’ingresso.

Reggio Emilia, banda di georgiani assedia il centro storico: "Commercianti taglieggiati"



Dopo diversi sopralluoghi, i criminali aspettano il momento più propizio, cioè quando il punto vendita è pieno di clienti o i commessi si trovano a qualche metro di distanza dalla porta. Il palo attende fermo fuori, il complice socchiude la porta quel tanto che basta per infilare la mano e afferrare la refurtiva, poi entrambi scappano pedalando. Un furto con destrezza semplice, pulito e soprattutto a basso rischio: anche nel caso in cui vengano catturati, le conseguenze per i responsabili saranno minime.

Gli esercenti dell’esagono raccontano di molti episodi fotocopia. «Il colpo più recente è accaduto quindici giorni fa – ha raccontato Marisa Borelli del negozio di abbigliamento per bambini “Ninna O” di via Emilia Santo Stefano – la mia collega era al bancone, io nel retro. In vetrina c’era un giaccone Woolrich da sistemare: un uomo arrivato in bici lo ha afferrato ma la collega è stata veloce nell’inseguirlo e il ladro, sentendosi braccato, lo ha gettato sul marciapiede. Furti di questo tipo ne sono avvenuti molti in passato e continuano nonostante il Covid e nonostante il minor passaggio di gente».

Borelli ha poi riconosciuto i due ladri in foto: «Quel georgiano lo conosciamo bene, come indossa il berretto, come si sofferma davanti alle vetrine a spiare. Il bello è che questi criminali sono sempre gli stessi. È questo che fa rabbia».

Tre invece i colpi messi a segno nel negozio di abbigliamento da donna “Ciak” di vicolo Trivelli. «Tre domeniche fa abbiamo visto passare sette, otto volte il solito tizio in bici – ha spiegato la titolare, Francesca Visignoli –. Puntava una borsa all’ingresso: senza scendere dal sellino ha spinto la porta a vetri e preso al volo due borsette e due paia di scarpe. In precedenza siamo stato derubati in gennaio e in autunno: borse e un cappello. Sono sempre le stesse persone: il medesimo berretto, il medesimo modo di passare con la faccia piegata in basso per scegliere l’articolo più caro, le medesime brutte facce. Secondo noi si tratta di furti su commissione perché scelgono con accuratezza cosa rubare».

Le commesse, continua, «sono spaventate e non solo le nostre. La commessa di InSport, l’ex Cimurri, quando le ho mostrato l’immagine dei due ladri si è messa a tremare». Due colpi riusciti e uno sventato, a partire dall’estate scorsa, da “Wise”, abbigliamento in via Emilia San Pietro.

«Nel primo caso il ladro era un ragazzo di colore che è entrato ed è fuggito con una borsa Prada – hanno raccontato le dipendenti – e qualche mese dopo è venuto il georgiano, accompagnato dal palo, che ha approfittato di una domenica pienissima di clientela per impadronirsi di una borsa Gucci messo sotto braccio dopo aver tolto l’antitaccheggio. Quando abbiamo sentito la porta chiudersi si era già volatilizzato sulla bici. L’azione è stata ripresa dalla telecamere e il filmato è stato consegnato alle forze dell’ordine. La terza volta siamo riuscite a sventare il furto: adocchiavano borse di Valentino e Miu Miu, ma ormai le teniamo lontano dall’ingresso e quando il negozio è affollato chiudiamo a chiave dall’interno».